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L’esperienza delle Human Libraries, in cui la vita di ciascuno diventa racconto

10 marzo 2021
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In un mondo sempre più all’avanguardia, dove il progresso ci porta in sempre più ambiti a evitare il contatto umano, c’è un progetto che va in controtendenza, fondandosi sul rimettere le persone in dialogo. Una biblioteca, insolita, che possiamo definire la “biblioteca umana”, una Human Library in cui ad essere presi in prestito non sono i libri fisici, ma le persone. Il progetto nasce in Danimarca, nella primavera del 2000 da una idea di Ronni Abergel e suo fratello Dany e dai colleghi Asma Mouna e Christoffer Erichsen, presentato nell’ambito del Roskilde Festival.  Come si legge nel sito humanlibrary.org, “l'evento originale era aperto otto ore al giorno per quattro giorni di  fila e comprendeva oltre cinquanta titoli diversi. L'ampia selezione di libri ha fornito ai lettori una vasta scelta  per sfidare i loro stereotipi e così più di mille lettori ne hanno approfittato lasciando libri, bibliotecari, organizzatori e lettori sbalorditi dall'accoglienza e dall'impatto della Human Library.”

Uno dei creatori, Ronni Abergel, rendendosi conto del potenziale dell'idea, ha deciso, dopo il primo evento, di iniziare a lavorare per proporre a nuovi possibili organizzatori la sua idea.  Da allora si è adoperato per incoraggiare la nascita di nuove organizzazioni di questo genere e, ad oggi, si stima che le Human Library coprano sei continenti e siano coinvolte con progetti in più di 80 Paesi, la maggior  parte dei quali in collaborazione con organizzazioni locali. Dal 2003 l’iniziativa è stata riconosciuta dal  Consiglio d’Europa come buona prassi, e come tale sostenuta ed incoraggiata.

La Human Library rappresenta uno spazio e soprattutto un’occasione per affrontare argomenti che spesso nella quotidianità si ha l’occasione di approfondire. Il libro racconta, testimonia, risponde a domande senza filtri, domande che, spesso, scavano a fondo. Nel rapporto diretto tra libro e lettore, il libro “persona” è consapevole che ogni genere di domanda può  essergli posta. Ed è in ciò che risiede la straordinarietà di tale strumento: dare vita ad un ambiente dove è  possibile interagire con distensione, in cui il lettore può conoscere, scoprire, senza mai giudicare. Il fine ultimo diventa così, quello di contribuire ad una crescita della società basata sul superamento delle barriere che le diversità innalzano tra gli individui.

Il motto della Human Library è quello di non giudicare: al suo interno si possono leggere i vari libri a disposizione e soprattutto ascoltare storie, racconti, esperienze di vita, anche al limite: ci si può imbattere nella storia di un homeless, o di una persona affetta da diverse patologie o difficoltà. In una società moderna, variegata ed inclusiva, vivere l’esperienza della Human Library può migliorare il nostro modo di comprendere il prossimo, andando oltre ogni possibile differenza di origine etnica,  sessuale, religiosa o culturale, aiutando a comprendere e ad aprirci a ciò che non conosciamo.

Il progetto Human Library ha avuto uno sviluppo lento, ma costante nel tempo, diffondendosi in misura globale, comprendendo Asia, Africa, Australia, Nord e Sud America ed Europa. Oggi va sotto il nome di “Human Library Organisation” ed è dalla sede di Copenaghen che viene coordinato il lavoro globale e vengono stipulati e gestiti gli accordi di cooperazione. Gli eventi sono tenuti anche attraverso la collaborazione di organizzazioni locali nei diversi  paesi. L’esperimento della Human Library ha trovato anche una connotazione ai fini formativi e produttivi: si pensi  alla Danimarca, dove viene utilizzato come componente della formazione dei nuovi assistenti sociali presso  l'Istituto di lavoro sociale di Copenaghen. Ma anche agli Stati Uniti, dove gli studenti di medicina della Thomas Jefferson University partecipano anche a  una Human Library, e molte grandi aziende se ne avvalgono, poiché, date le dimensioni spesso globali, necessitano di creare un ambiente di lavoro fortemente inclusivo.

L’esperienza delle Human Library ha toccato anche l’Italia. Sono infatti molteplici le associazioni e le cooperative sociali che si adoperano sui territori per organizzare una vera e propria Biblioteca Vivente, la cui semplicità risiede nella possibilità di crearne una in qualsiasi luogo o spazio a disposizione. Il format è semplice e passa dalla costituzione di un gruppo promotore, l’individuazione dei pregiudizi e del  tema da affrontare, la formazione dei libri umani, e infine, la realizzazione dell’evento. È molto importante la partecipazione delle associazioni locali, che insistendo sul territorio, e conoscendo il  tessuto sociale, sono in grado di orientarsi su quei temi che presentano una qualche criticità a livello locale. E ora che è più facile organizzare appuntamenti online tramite le più svariate piattaforme, può valere la pena partecipare anche a incontri sparsi per il mondo, che offrano testimonianze su realtà sempre diverse, su cui riflettere e conversare.

Un’esperienza che certamente arricchisce non solo individualmente, permettendo alle persone di sviluppare empatia nei confronti del prossimo, ma anche al livello di società, contribuendo a una crescita basata sul superamento delle barriere innalzate dalla diversità.

Articolo di Mario Ambrosca

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