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Mary Oliver con il suo elogio all’amata ci spiega l’importanza di prestare attenzione

22 marzo 2021
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Uno degli aspetti più affascinanti della poesia di Mary Oliver è il fatto che inviti molto spesso il lettore a non dare troppa importanza al proprio ego, scoraggiandolo dal considerare se stesso come il fulcro della sua esistenza. Nella sua poesia forse più famosa, Wild Geese, il messaggio che Oliver vuole trasmetterci è che non bisogna curarsi troppo di quello che pensano gli altri: la nostra attenzione va dedicata piuttosto a quello che ci sta intorno e che si  tende a sottovalutare o ignorare, in particolare quando si è concentrati su se stessi o sull’immagine che si vuole dare di sé all’esterno. Proprio per questa esortazione a guardarsi attorno lasciando perdere tentazioni egocentriche, la giornalista statunitense Krista Tipett definì Wild Geese “una poesia che ha salvato molte vite” in una puntata del suo fortunato programma radiofonico On Being e forse aveva ragione.

Oggi l’intera opera di Mary Oliver viene vista da molti come un antidoto alla disattenzione perenne che contraddistingue la nostra epoca e che ci danneggia, anche nei rapporti amorosi. Per più di mezzo secolo, Oliver ha vissuto a Cape Cod con l'amore della sua vita, la straordinaria fotografa Molly Malone Cook. Il loro primo incontro avvenne alla fine degli anni Cinquanta e da allora non si separarono praticamente più, dandosi molto. Il merito maggiore che Mary Oliver riconobbe sempre a Molly fu quello di averla aiutata a comprendere il “divinamente invisibile” che si cela dietro il “divinamente visibile”, di averla aiutata insomma a guardare tutto più in profondità.

Le due donne vissero insieme in armonia a Provincetown nel Massachusetts fino alla morte di Cook nel 2005. Dopo la scomparsa dell’amata, Mary trascorse un anno a farsi strada tra migliaia di fotografie e negativi non stampati della compagna, per poi produrre Our World, un memoir e allo stesso tempo un commovente elogio all'anima gemella perduta, una celebrazione del loro amore reciproco così come della propria arte individuale. In Our World, gli scatti di Molly Malone Cook vengono abbinati alle parole di Mary Oliver raccontando in maniera completa un legame tanto solido quanto tenero tra due artiste straordinarie, in grado di condividere un profondo amore per la vita e per il mondo che le circondava.

Nel saggio posto in apertura del libro, Oliver riflette su quanto fosse stato impossibile persino per lei sapere davvero tutto di quella persona che in Our World viene chiamata semplicemente M. Ne conosceva però delle parti che nessun altro poteva neanche immaginare e tanto le bastava. Con attenzione, negli anni ne aveva osservato anche le apparenti contraddizioni e aveva imparato ad amarle: “M aveva volontà e arguzia e probabilmente un po’ troppa empatia per gli altri; era veloce nel parlare e non soffriva gli sciocchi. Dopo che l'avevi conosciuta un po’ diventava incondizionatamente gentile. Ma, come ha detto il nostro amico vescovo Tom Shaw al suo funerale, dovevi essere coraggioso per volerla comprendere a fondo. [..] A volte viveva in una scatola nera di ricordi e domande senza risposta, e poi usciva allo scoperto e si scatenava: era grintosa e audace”.

Viene da chiedersi quanto di Oliver ci sia in questa descrizione della sua Molly. Per stessa ammissione della poetessa infatti queste due donne si sono plasmate reciprocamente, influenzando ognuna il modo di vedere dell’altra: “M mi ha insegnato in cosa consiste la vera attenzione. L'attenzione senza sentimento, ho cominciato a imparare, è solo una reazione fine a se stessa. Un'apertura – un'empatia – era necessaria se si voleva dare davvero attenzione a una determinata materia. Un tale livello di apertura ed empatia M ce l’aveva in abbondanza e lo elargiva liberamente. Ci penso sempre quando guardo le sue fotografie, le immagini di vitalità, speranza, resistenza, gentilezza, vulnerabilità ... Ognuno aveva la propria natura separata; tuttavia le nostre idee, le nostre influenze divennero una ricca e costante confluenza reciproca”.

Alla fine, ci dimostra Oliver, anche ricordare ha il suo valore perché l’esistenza di una persona amata non smette mai di avere senso: merita ugualmente la nostra attenzione anche dopo che l’assenza è stata elaborata dal passare del tempo. Our World termina con una poesia che ci ricorda ancora una volta quanto sia impossibile conoscere del tutto anche chi ci è più vicino. Questo però non deve farci desistere dal dedicare tutte le nostre energie a scoprire ogni giorno di più, non tralasciando neanche aspetti apparentemente secondari, come la capacità di fischiare dell’altro: “Disse: ‘Fischiavo, molto tempo fa. Ora vedo che posso e fischio ancora’. E passo dopo passo camminava attraverso la casa, fischiettando. ‘La conosco così bene, credo’. Ho pensato. Gomito e anche. Umore e desiderio. Angoscia e follia. Persino rabbia e devozione. E nonostante tutto ciò, quanto ci vuole ancora prima di iniziare davvero a conoscerci? Con chi ho convissuto per trent’anni?"

Per trovare una risposta valida a domande simili si può seguire forse il consiglio che Mary Oliver stessa dà nella sua poesia Istruzioni per vivere una vita. In quest’ultima brevissima composizione, Oliver suggerisce di seguire tre passaggi solo apparentemente semplici: fare attenzione, stupirsi e parlarne.

Anche in questo caso, il punto di partenza di Mary Oliver è quello di provare a individuare ciò che merita la nostra considerazione. La chiave di tutto rimane ancora una volta concentrarsi a osservare e studiare ciò che si ha intorno. In Our World non a caso l’autrice scriveva: “È stato fatto notare che nei miei scritti sottolineo spesso la nozione di attenzione. Ciò è iniziato ad accadere abbastanza semplicemente, quando mi sono accorta da sola che il modo in cui vola a farfalla è molto diverso da quello in cui la rondine si libra nell'aria dorata dell'estate. È stato un piacere notare queste cose, è stato un buon primo passo”.

Prestare attenzione in quest’ottica significa concentrarsi e impegnarsi per essere in grado ancora di provare meraviglia. Stupirsi non è un qualcosa di banale o inutile come si potrebbe sembrare: significa essere in grado di guardare veramente qualcosa ed essere capaci di attribuirgli il giusto senso. Saper essere attenti significa avere la capacità di non lasciarsi sfuggire nulla, neanche eventuali nuove opportunità per sbalordirsi.

Una volta che abbiamo imparato a notare la meraviglia e siamo in grado di apprezzarla l’ultimo passo, dice Mary Oliver in Istruzioni per vivere una vita, è quello di parlarne, di “esserne testimoni”. Bisogna condividere con gli altri ciò che di bello si è scoperto facendo attenzione, senza paura che qualcuno reputi il nostro entusiasmo infantile.

Anche l’amata Molly Malone Cook lasciò dei diari in cui non mancava di soffermarsi sulla straordinaria capacità di Oliver di lasciarsi consapevolmente affascinare da quello che vedeva. Leggendo alcuni passi delle memorie di Molly è palese quanto la voglia di osservare e stupirsi non fosse per Mary solo una posa letteraria. Lei viveva davvero con l’obiettivo di trovare continuamente nuovi motivi per stupirsi di quello che aveva intorno. Scrive Molly: “Mary è tornata con dei fiori gialli […] e le ho chiesto di darmi notizie. Voglio dire buone notizie ma notizie ‘umane’. Lei invece ritorna con notizie delle volpi, degli uccelli, dei suoi meravigliosi amici, le oche Merlin e Dreamer, che saranno di nuovo genitori sotto il suo occhio vigile. Da quanti anni li osserva? Stanno correndo verso di lei. Questa è ad ogni modo la sua notizia”.

Il senso di meraviglia fanciullesca è un tratto comune di tutti gli scritti di Oliver, persino quelli in prosa. Nella sua carriera, l’autrice ha scritto infatti anche diversi saggi. In questo senso una delle sue ultime raccolte si chiama Upstream. Nel brano che dà il titolo al volume, l’autrice racconta con esattezza quando la sua capacità di osservazione le cambiò per la prima volta la vita. In Upstream, Mary ricorda quando ancora bambina si separò dai suoi genitori mentre passeggiano lungo un torrente nei boschi. A distanza di anni, quello che la Mary Oliver adulta rammentava di tale esperienza non era la paura di essersi persa ma piuttosto la concentrazione che riuscì a raggiungere in quel momento tanto carico di solitudine, "il senso di andare verso la fonte". Nella memoria della scrittrice è proprio in quegli istanti che iniziò a comprendere l’importanza del dare attenzione a ciò che la circondava. In quel momento capì che “un albero è come un altro, ma non troppo. Un tulipano è come il tulipano successivo, ma non del tutto.”

Il saggio termina con quella che è forse la frase migliore per sintetizzare la filosofia di Mary Oliver: "L'attenzione è l'inizio della devozione”. Tutto ciò che viene tralasciato non può essere amato e viene alla fine dimenticato per sempre, ci insegna la poetessa. Per alcuni critici questa lezione era così semplice da rasentare il banale ma non è propriamente così. Come ci dimostra Mary Oliver, a volte c’è bisogno che anche gli intellettuali e i poeti si impegnino a ricordare ciò che si dà troppo spesso per scontato.

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