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In “Memorie di Adriano” della Yourcenar l’imperatore filosofo ci ricorda l’importanza della cultura

09 maggio 2022

Il primo contatto tra la scrittrice francese Marguerite Yourcenar e l’imperatore romano Adriano avvenne quando lei era ancora giovanissima. Una gita al British Museum, dov’era esposta la testa del sovrano realizzata in bronzo ritrovata nel Tamigi quasi un secolo prima, nel 1834. Il resto lo fece la tormentata relazione tra l’imperatore e il giovane Antinoo, una tragedia degna del mito di Achille e Patroclo, carica di forza eroica, di indimenticabile tensione. La scintilla era scoccata e la Yourcenar non si sarebbe più liberata da quell’infatuazione. La quindicenne rimase talmente colpita da scriverne una poesia, dal titolo Apparition, in cui immaginava l’apparizione di Antinoo all’interno di Villa Adriana.

Nel 1924 la Yourcenar visitò proprio Villa Adriana a Tivoli, insieme a suo padre. Fu in questo momento che cominciò a pensare a un romanzo in cui raccontare la vita di questo imperatore illuminato, viaggiatore, colto, amante dell’arte e del bello, il cui rapporto con la pace e con il divino appare un unicum nella storia del mondo, tanto da aver affascinato persino lo scrittore francese Flaubert, che di lui scriveva:

Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”.

La Yourcenar cominciò a scrivere il romanzo come un lungo scambio di dialoghi, scegliendo come punto di vista proprio quello di Antinoo. Decise in seguito di variare formula, preferendo una forma epistolare. Una lunga lettera scritta da Adriano sul letto di morte a quello che sarebbe divenuto uno dei suoi successori, Marco Aurelio, nella quale approfondiva il suo rapporto con il tempo, con la morte e con ciò che aveva fatto in vita. Il titolo: Memorie di Adriano (Einaudi, 1963).

Adriano, imperatore illuminato

“Come il viaggiatore
che naviga tra le isole dell’Arcipelago
vede levarsi a sera i vapori luminosi,
e scopre poco a poco la linea della costa,
così il comincio a scorgere il profilo della mia morte”

Memorie di Adriano è un libro decisamente singolare: non solo un romanzo storico e nemmeno un semplice romanzo epistolare. Perfino il genere è a sé, come il suo personaggio d’altronde, ricostruito a partire dalla Storia Romana di Dione Cassio, dall’Historia Augusta, dalle opere dello stesso Adriano e dalle fonti archeologiche come le sculture presenti a Villa Adriana. Il risultato è il ritratto sentito e fedele dell’uomo che assicurò uno dei secoli più prosperi dell’Impero Romano, il II secolo, proprio grazie alla stabilità dei confini e allo sviluppo economico e culturale. Un uomo che arriva dopo l’imperatore Traiano, morto nel 117, generale dalla grande esperienza militare, che governava con il pugno di ferro. Adriano invece è un uomo assetato di conoscenza, un viaggiatore dall’animo raffinato e sensibile, perennemente in lotta con se stesso.

Nel 1924 la Yourcenar visitò proprio Villa Adriana, insieme a suo padre. Fu in questo momento che cominciò a pensare a un romanzo in cui raccontare la vita di questo imperatore illuminato, viaggiatore, colto, amante dell’arte e del bello, il cui rapporto con la pace e con il divino appare un unicum nella storia del mondo, tanto da aver affascinato persino lo scrittore francese Flaubert, che di lui scriveva:

Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”.

La Yourcenar cominciò a scrivere il romanzo come un lungo scambio di dialoghi, scegliendo come punto di vista proprio quello di Antinoo. Decise in seguito di variare formula, preferendo una forma epistolare. Una lunga lettera scritta da Adriano sul letto di morte a quello che sarebbe divenuto uno dei suoi successori, Marco Aurelio, nella quale approfondiva il suo rapporto con il tempo, con la morte e con ciò che aveva fatto in vita. Il titolo: Memorie di Adriano (Einaudi, 1963).

Adriano, imperatore illuminato

“Come il viaggiatore
che naviga tra le isole dell’Arcipelago
vede levarsi a sera i vapori luminosi,
e scopre poco a poco la linea della costa,
così il comincio a scorgere il profilo della mia morte”

Memorie di Adriano è un libro decisamente singolare: non solo un romanzo storico e nemmeno un semplice romanzo epistolare. Perfino il genere è a sé, come il suo personaggio d’altronde, ricostruito a partire dalla Storia Romana di Dione Cassio, dall’Historia Augusta, dalle opere dello stesso Adriano e dalle fonti archeologiche come le sculture presenti a Villa Adriana. Il risultato è il ritratto sentito e fedele dell’uomo che assicurò uno dei secoli più prosperi dell’Impero Romano, proprio grazie alla stabilità dei confini e allo sviluppo economico e culturale. Un uomo che arriva dopo l’imperatore Traiano, generale dalla grande esperienza militare, che governava con il pugno di ferro. Adriano invece è un uomo assetato di conoscenza, un viaggiatore dall’animo raffinato e sensibile, perennemente in lotta con se stesso.

Proprio queste sue caratteristiche in controtendenza affascinano la Yourcenar: racconta di un imperatore che ama la libertà, che durante il suo regno attraversa l’impero in lungo e in largo, spesso assentandosi da Roma, ma nel frattempo facendo in modo di stabilizzare il caos che batte nel petto della capitale.

La Yourcenar ricostruisce il pensiero di Adriano a partire dalla sua filosofia filoellenica e dalla sua concezione del potere che si riflette sulle numerose riforme che attua all'interno dell'Impero. Dopo secoli di conquista ed espansione, Adriano traghetta Roma in un periodo di forte consolidamento dei confini, di relativa pace e di riscoperta del valore della cultura. Il suo motto è: “Humanitas, libertas, felicitas”. Promulga alcune leggi per regolamentare la condizione degli schiavi, proibendo che vengano utilizzati per lavori disonorevoli o rischiosi e bandendo di fatto la vendita alle scuole per gladiatori. Allo stesso tempo si interessa alle condizioni dei contadini e delle donne, cancellando i matrimoni che avvengono senza il consenso della sposa.

L'imperatore filoellenista

“Non si comprendono le malattie
se non se ne riconosce la strana somiglianza
con le guerre e con l’amore:
i compromessi, le finte, le esigenze,
quell’amalgama unico e bizzarro che nasce
dalla mescolanza d’un temperamento con un male”

C’è un tarlo che assilla il giovane Adriano: l’amore per la cultura greca. “Quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco”, affermerà. D’altronde parte della sua istruzione è avvenuta proprio ad Atene, dove ha avuto modo di rimproverarsi per le efferatezze compiute dai soldati romani ai danni dei greci.

Durante il suo impero soggiorna più volte ad Atene, ed è apprezzato dalla popolazione locale proprio per il rispetto e l'ammirazione che dimostra nei confronti dell'arte classica. La sua figura di fine intellettuale e appassionato di poesia e letteratura è nuova e sorprendente in un ruolo dove solitamente è la forza a parlare. La Grecia conoscerà spesso la sua generosità. Adriano fa terminare la costruzione dell'immenso tempio di Zeus Olimpico, che era stato interrotto nel VI secolo a.C. e saccheggiato da Lucio Cornelio Silla. Fa inoltre costruire una meravigliosa biblioteca nell'agorà romana di Atene, promuovendo la capitale greca a simbolo di cultura universale.

E d'altronde la Grecia ricambierà spesso il suo amore. Adriano viene iniziato al culto dei misteri eleusini, un antico rito agrario che si celebrava ogni anno nei santuari dedicati a Demetra e che fondava i suoi precetti sul mito greco del rapimento di Persefone, figlia della dea dell'agricoltura Demetra da parte di Ade. Viene inoltre spesso omaggiato con ritratti e sculture che lo rappresentano con indosso la sua corazza, a richiamare il valoroso passato militare, decorata parimenti con fregi della Lupa con i gemelli e della dea Atena con la sua civetta, per simboleggiare l'appartenenza alle due culture romana e greca.  Pausania inoltre riferirà della volontà di Adriano di inserire sue statue all'interno del Partenone e davanti all'Olympeion, accanto a quelle di Atena.

Adriano inoltre si dimostra un cultore anche nel campo dell'architettura, tanto che durante il suo regno imprime la sua impronta stilistica colma di richiami architettonici al classico a molti edifici romani, tra cui la sua Villa Adriana a Tivoli, che ricorda la Stoà Pecile ateniese, e il Pantheon.

L'amore per la cultura ellenica è presente anche nel suo aspetto. Un esempio per cui è rimasto famoso nella storia è la scelta di portare la barba, un omaggio ai grandi filosofi greci. Adriano è il primo imperatore a non raderla e a voler essere rappresentato con essa, e si può dire che detterà una moda dato che tutti i suoi successori sceglieranno di essere ritratti con la barba, diventata ormai un simbolo di saggezza. Con ogni probabilità Adriano comincia a portare la barba da quando è giovane e ricopre il ruolo di arconte ad Atene. Tuttavia la sua scelta di mantenerla anche una volta diventato imperatore, totalmente in controtendenza con l'immagine pulita e impeccabile dei predecessori, la dice lunga sulla sua volontà di ispirarsi ad altri ideali.

Anni dopo, nel 123 d.C., proprio in Grecia troverà l’amore, a Nicomedia, quando incontrerà un giovane di Bitinia dal nome di Antinoo. Nel romanzo questo è il periodo descritto come “L’epoca d’oro”, il massimo splendore della storia di Adriano e, probabilmente, l’aspetto che più di ogni altro ha affascinato la Yourcenar in giovinezza. Meraviglioso e tragico è l’arco narrativo che accompagna il rapporto tra i due, che ha un punto di svolta terribile ma necessario nella morte del giovane, avvenuta nel 130 d.C. in Egitto, durante un viaggio in barca sul corso del Nilo. La dinamica resta, ancora oggi, misteriosa: Antinoo è stato vittima di un incidente? Ha deciso volontariamente di gettarsi? L’unica realtà che segue la fine di Antinoo è la disperazione di Adriano e la conseguente costruzione di un culto, quello dedicato all’eterna bellezza e giovinezza del ragazzo, sul cui ricordo Adriano fa costruire una città con il nome di Antinopoli.

Tempo, spazio e Divino

Perduto il suo grande amore, Adriano torna a Roma dove svolge le sue mansioni, ormai in balia di un corpo invecchiato e di una mente che ha subito un lutto troppo grande. La Yourcenar descrive un Adriano che medita sulla vecchiaia, sul valore del tempo. Per lui si avvicina il momento di scegliere un successore che porti avanti la sua visione illuminata, libera e colta. Dopo la dipartita dell’amico Lucio Elio Cesare, decide di affidarsi ad Antonino Pio, un uomo buono, conservatore, che, secondo le sue parole: “Continuerà l’opera mia, più che ampliarla”.

Gli fa promettere però di adottare come successore il giovane Marco Aurelio, diciassettenne, ancora troppo giovane per comandare il mondo romano. Con questa designazione, forse l’ultimo atto illuminato, Adriano riesce ad anticipare l’operato di un genio, un filosofo dal cuore puro, che porterà Roma al suo momento di massimo splendore, raccogliendo un’eredità importante lasciata dal saggio e romantico Adriano.

Su questo poetico passaggio di testimone, la Yourcenar riporta in esergo le parole di Adriano, come apice e chiusura perfetta per un’esistenza unica, coraggiosa, alla ricerca di se stessi e della libertà.

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più…
Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…”

Credits

Cover: Hadrian Bust at Capitoline Museums - I, Egisto Sani. Distributed under CC BY-NC-SA 2.0 license on Flickr

Immagine interna 1: Villa Hadriana (Villa Adriana Tivoli) 1000 31, FrDr. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

Immagine interna 2:  Hadrien 1 Bardo National Museum, Sarah Murray. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license via Wikimedia

Immagine interna 3: Royalty free photo available on Pixabay

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