Articoli
5 minuti
Musica
Musica

Quello che ci insegna Leonard Cohen sulla redenzione

02 dicembre 2019
autore:

Esistono alcuni cantanti di cui si dice che siano anche poeti. Non per niente, esistono reading di poesia in cui la lettura viene accompagnata dalla musica. Trovare però un artista che possa coniugare in sé l’anima del poeta e quella del cantante, senza che una abbia il sopravvento sull’altra,è tutt’altro che facile. Leonard Cohen è uno dei pochi che sicuramente è riuscito nell’impresa, grazie ai suoi testi. Le sue parole ancora oggi ci raccontano il nostro presente e quello che siamo diventati, ogni giorno di più.

Cohen era affascinato dagli sconfitti: si lamentava del fatto che in Occidente non esistesse una “cultura del perdente” ma solo l’esaltazione del vincitore: secondo lui, era nella sconfitta che si manifestava la grandezza dell’uomo. Per questo non rinunciò mai a raccontare gli ultimi ma, nel farlo, non cadde mai nel pessimismo. In fondo, aveva capito sulla sua pelle che tutto poteva cambiare in fretta: dopo essere stato una grande promessa della poesia in gioventù, aveva raggiunto il vero successo planetario solo con il primo disco a trentatré anni e aveva vissuto costantemente di alti e bassi.

La sua è stata una vita piena e piena di esperienze diverse, in cui ha spesso cercato la solitudine per poi provare a sfuggirle. Anche l’amore, nella vita dell’artista canadese, ha avuto lo stesso andamento discontinuo: fino alla fine, la sua vita sentimentale è stata una continua alternanza tra il desiderio di  stringere legami forti e il bisogno di sentirsi liberi da vincoli. Leonard Cohen a un certo punto della sua esistenza si avvicinò alla dottrina zen, forse proprio perché si riconosceva in uno dei suoi principi fondanti: “L’uomo zen non si lega a nulla ed è in perenne transizione”. In una delle sue canzoni più famose, I’m Your Man, fotografa bene questa sua inquietudine: promette all’amata che sarà tutto per lei, addirittura il suo dottore, ma non riesce a garantirle che la sua fedeltà.

Cohen non può accettare che ci si possa fermare a un certo punto e vede se stesso come uno straniero, in qualche modo sempre costretto ad andarsene e a rinunciare alla stanzialità. Nella raccolta di poesie Flowers for Hitler, si possono leggere i seguenti versi: “Soltanto gli stranieri partono. Poiché posseggo ogni cosa, non ho nessun posto dove andare. Gli uomini come Cohen rincorrono sempre qualcosa di più: i suoi testi conoscevano continue riscritture perché egli era convinto che l’ultima parola pensata fosse sempre la migliore. Persone come Leonard Cohen, perennemente affascinate dal cambiamento e mai veramente capaci di trovare stabilità, sono sempre più facili da incontrare. Forse è per questo che, come scrive Roberto Caselli: “In Cohen, il personale diventa universale, il modo per comprendere un’umanità che invece di tendere alla luce splendente dell’eternità si accontenta del lumicino che gli offre una giornata.”

I protagonisti delle storie del poeta/cantante sono le famose “persone normali”. Per anni i suoi concerti si sono aperti con Bird On The Wire, una canzone dove il tema centrale è la redenzione: nel pezzo, Cohen chiede scusa alle persone cui ha fatto involontariamente del male per superare gli ostacoli di ogni giorno. Il suo obiettivo era in fondo quello di tutti noi: voleva solo essere libero “a modo suo”, come dice nella canzone. Don’t Go Home With Your Hard-On è la storia di un essere umano solo e alla spasmodica ricerca di un amore libero e sincero: un uomo che fa fatica a trovare l’affetto di cui ha bisogno e allora finisce per cercarlo nei posti sbagliati. Nonostante la sua passione per le piccole storie, in quello che scrive Cohen emerge sempre una certa attenzione ai grandi temi del presente: molto spesso si è concentrato sulla difficoltà nel farsi amare ma non si è fermato solo a questo argomento.

In una poesia, contenuta nella raccolta Parasites of Heaven e poi diventata canzone col titolo Teachers, Cohen riflette su quanto sia diventato facile lasciarsi andare all’odio: “Quanto costano queste cene? Ci facciamo pagare in odio. Spesi il mio odio su ogni cosa, su ogni impresa su ogni faccia”. In un brano molto famoso come There is a War, si parla di come questo sentimento di odio abbia fatto emergere un mondo pieno di divisioni di ogni genere, nette quanto pericolose: “C’è una guerra tra ricco e povero. C’è una guerra tra uomo e donna. C’è una guerra tra destra e sinistra. Una guerra tra bianco e nero. Una guerra tra pari e dispari”. La difficoltà ad accettare chi è diverso o la pensa in maniera differente torna anche in una canzone di qualche decennio dopo, Never Gave Nobody Trouble. In questo pezzo, Leonard Cohen fa notare anche quanto sia rischioso sottovalutare la forza delle persone comuni, cantando una vera e propria dichiarazione di intenti: “Non ho mai creato problemi a nessuno. Sono solo un uomo comune. Ma maledizione sai bene quel che posso fare”.

In una poesia scritta dopo l’11 settembre 2001, in seguito diventata canzone, Cohen fotografa benissimo l’inquietudine del nostro presente e fa capire quanto questa costante preoccupazione sia pericolosa. È questa paura ad aver ridotto la cultura a un “fantasma” e tale deriva spaventava molto Cohen. Nella sua introduzione a La Fiamma, la raccolta postuma di scritti e disegni, il figlio Adam ricorda quanto suo padre elogiasse quella che chiamava “l’emozione di un pensiero in fiamme”. Forse è questo il vero antidoto ai tempi che stiamo vivendo: recuperare la passione che ci permette di infiammarci e di pensare in maniera diversa. Quello che creeremo dopo esserci riusciti, sarà solo una piccola crepa nel sistema ma in fondo, come ricorda Leonard Cohen, è dalle piccole crepe che passa la luce.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse