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Lucio Dalla e lo scat preso in prestito dal miglior jazz americano

10 maggio 2022

La storia inizia nel 1960, in una cantina bolognese dove ogni venerdì sera, cascasse il mondo, suonava la Rheno Dixieland Band, poi passata alla storia come la Doctor Dixie Jazz Band. A quel tempo Bologna era una delle capitali del jazz europeo e quel “buco”, come lo chiamavano i musicisti, era il luogo di ritrovo di veri e propri fuoriclasse. Tra le fila della band, al primo clarinetto, un ragazzo di nome Pupi Avati. Bolognese DOC, era entrato nel gruppo per far colpo sulle ragazze, e la sua strategia funzionava. Almeno fino al giorno in cui Nando Giardino, storico fondatore del gruppo, presentò il secondo clarinetto: un irsuto ragazzino di quindici anni che si chiamava Lucio Dalla.

Quello lì sì che era un fenomeno. Pupi era un ottimo esecutore, appassionato, stava nei ranghi, suonava la sua musica; Dalla era tutto un altro paio di maniche. Era impossibile tenerlo fermo.

Nel giro di poco tempo Pupi Avati cedette prima all’invidia e poi, rassegnato, decise di tentare la fortuna in un altro campo. In un certo senso è merito di Lucio Dalla se il cinema italiano ha avuto un regista amato e apprezzato come Avati. E mentre il ragazzo faceva la gavetta con Pasolini, Dalla era sui cartelloni dei festival internazionali, suonava insieme a superstar del jazz come Chet Baker e pochi anni dopo portò in Italia una tecnica della quale divenne il massimo esponente italiano: lo scat, imitazione vocale degli strumenti attraverso suoni e vocalizzi senza senso compiuto.

Le discusse origini dello scat

Risalire alle origini dello scat è una vera e propria sfida. C’è una leggenda che ne riconduce la paternità niente meno che a Louis Armstrong. Nel 1926, a Chicago, Armstrong era nello studio di registrazione insieme ai suoi The Hot Five. Stava registrando Heebie Jeebies quando nel bel mezzo dell’esibizione il leggio dove si trovava il testo cadde a terra sparpagliando tutti i fogli sul pavimento. Armstrong non si scompose minimamente e, in puro slancio di geniale improvvisazione, cominciò a imitare i suoni della tromba con la voce.

La storia col tempo è stata smentita e riconosciuta per ciò che è, ovvero uno dei momenti di autopromozione di Armstrong, un vero e proprio talento da questo punto di vista, ma rende perfettamente l’idea di cosa sia lo scat. E comunque è impossibile negare che Armstrong ne sia stato uno dei più famosi utilizzatori.

L’idea di usare la voce e le parole come uno strumento, senza alcun limite tecnico se non quello della fantasia, attecchì al punto che una nutrita schiera di cantanti jazz del periodo d’oro amavano inserirla nelle loro esibizioni. A volte lo scat veniva utilizzato per emettere suoni che ricordavano il titolo del brano, oppure un’allitterazione ricorrente all’interno del testo o più solitamente richiami agli strumenti, in particolare al fraseggio trombettistico.

Indimenticabile il brano dell’immenso Dizzy Gillespie intitolato “OO Pa Pa Da”, la cui linea vocale è quasi unicamente eseguita attraverso lo scat che imita il suono della sua tromba, e così le esibizioni di Ella Fitzgerald, il cui esempio più famoso in tal senso è senz’altro il brano “It Don't Mean a Thing (If It Ain't Got That Swing)” a cui segue il vocalizzo “doo-ah, doo-ah, doo-ah”. E poi c’è Lucio Dalla.

Lucio Dalla, lo scat, e il suo spirito jazz

Dalla comincia a usare lo scat nelle esibizioni dal vivo con i The Flippers, nei primi anni ‘60. Lucio è il clarinetto, sax e voce solista del gruppo. Una delle sue prime incisioni scat è inserita nell’album At Full Tilt, il brano è Hey You. Nella canzone Dalla rende subito chiare le sue ispirazioni al funk di James Brown e alla musica black americana. Il suo stile è  eclettico, sorprendente, geniale (con autoironia intitola proprio così, Geniale?, uno dei suoi album registrati con Gli Idoli). Un artista capace di alternare la partecipazione al Festival di Sanremo alle esibizioni a fianco di Jimi Hendrix, come durante la tappa bolognese del tour del noto chitarrista nel 1968. Lucio Dalla è un musicista libero dagli schemi, che fa dell’improvvisazione il suo cavallo di battaglia e proprio in questi frangenti esce fuori la sua anima puramente jazz.

Nei live utilizza lo scat anche in esibizioni al limite della performance teatrale. Impossibile non citare le improvvisazioni del pezzo Intervista con l’Avvocato, il duetto con il grande Dario Fo, gli infiniti scontri di gorgheggi e vocalizzi con Gegè Telesforo capaci di durare intere decine di minuti di puro jazz irresistibile, o i lampi di genio nelle infinite versioni live dei suoi pezzi. Per dirne una citiamo quelle eseguite insieme a Francesco De Gregori nel 1979 da cui nacque l’album Banana Republic.

Un elfo che ti stordiva con il suo essere devoto alla musica, sempre con quella passione, quel divertimento dipinti sul viso, quelli del ragazzino che suonava il clarinetto nella cantina bolognese e che costrinse Pupi Avati a cercare fortuna altrove.

Credits

Cover: Lucio Dalla 03, Gorup de Besanez. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

Immagine interna 1: Doctor Dixie Jazz Band 1994, Doctor Dixie Jazz Band. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license via Wikimedia

Immagine interna 2: Louis Armstrong restored, World-Telegram staff photographer. Distributed royalty free via Wikimedia

Immagine interna 3: Lucio Dalla 02, Gorup de Besanez. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

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