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Quali sono i quartieri più belli del mondo? Abbiamo raccolto quelli in cui varrebbe davvero la pena vivere in giro per il mondo.

12 dicembre 2020
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Ogni anno la rivista Time Out interroga migliaia di persone in tutto il Pianeta per scoprire quali siano i migliori quartieri del mondo, da visitare e da abitare: grazie a chi compila il questionario (The Time Out Index), a un team di esperti e ai collaboratori del magazine nasce la lista dei luoghi che sono in grado di rappresentare meglio lo spirito delle grandi metropoli internazionali.

I criteri di scelta includono i ristoranti e le occasioni di svago, i luoghi per godersi arte e cultura, l'atmosfera e l'identità del luogo. Nel 2020 trionfano ancora una volta i quartieri dove si miscelano meglio persone, cibo, bevande, arte e cultura innovativi e inclusivi, insieme a una buona qualità della vita e alla capacità degli abitanti di creare comunità unite e solidali.

Un ottimo esempio è Downtown, a Los Angeles, che anno dopo anno si è trasformata sempre più nell’anima e nel cuore della metropoli californiana. Il luogo dove raccogliersi, dove protestare, dove mostrare la forza e l’importanza della comunità. Meno celebre di zone come Hollywood, Beverly Hills o Venice Beach, Downtown non è certo meno affascinante: basti pensare ai tanti prestigiosi musei che accoglie, come il Lacma (Los Angeles County Museum of Art),il Moca (museo di arte contemporanea) o ancora il Grammy Museum, dedicato proprio al celebre premio musicale. Downtown è un vero melting pot culturale, che al suo interno raccoglie da Chinatown a Little Tokyo, passando per il celebre Fashion District, la mecca di ogni amante dello shopping. Le cose da fare non bastano per una vita intera: perdersi tra le architetture innovative di Pershing Square e nel fascino della sede centrale della Public Library;  salire in cima al grattacielo Skyspace e scivolare lungo lo Skyslide, uno scivolo trasparente che termina sulla terrazza panoramica sottostante dopo una vista da brividi, in tutti i sensi; godersi una partita di basket, hockey o un incontro di wrestling nello Staples Center, il tempio cittadino dello sport.

Sempre negli Stati Uniti, è doveroso menzionare Bedford-Stuyvesant, nel borough di Brooklyn, a New York. Le sue storiche strade residenziali, costellate di caratteristici edifici in stile vittoriano di pietre bruno-rossastre, e abbellite con diversi parchi e giardini, sono diventate sempre più un fulcro sociale e culturale sempre più importante per la popolazione nera, che costituisce la maggioranza dei suoi abitanti e ha saputo creare negli anni un’imponente rete di sostegno comunitario per i più bisognosi. Bed-Stuy, come la chiamano i suoi abitanti, ha un’anima multietnica e accogliente, evidente in ogni angolo del quartiere.

Spostandosi in Illinois, non può mancare nella lista l’Uptown di Chicago, uno dei quartieri capaci di mescolare al meglio un glorioso passato e un futuro dinamico e in piena fase di definizione. Quella che lo abita è una comunità multiculturale e in grande fermento sociale e artistico, che si muove tra locali di tendenza, teatri e jazz club dalla storia decennale, come il Green Mill, uno dei locali preferiti anche dal gangster Al Capone. Una scena musicale tra le più ricche del Paese, la meravigliosa architettura Art Déco e la deliziosa cucina dai sapori globali (si passa dall’Etiopia con il Demera al barbecue cinese di Sun Wah) sono le caratteristiche principali di un quartiere che rappresenta al meglio gli Stati Uniti che continuano a rinnovarsi senza rinunciare a tradizioni e miti fondativi.

In Canada, nella capitale del Québec Montreal, c’è Verdun, celebre per la spiaggia e per la sua trasformazione da quartiere operaia a zona più innovativa della città, pur mantenendosi fedele al suo spirito originario. Nel corso dell’anno ospita festival come il Cabane Panache et Bois rond, dedicato alle sugar shack canadesi, piccole strutture dove un tempo si preparava lo sciroppo d'acero, o il Festival Marionnettes Plein la rue, durante il quale enormi marionette sfilano per le vie del quartiere. Per tutto l’anno, inoltre, visitatori e residenti possono godere dei numerosi spazi per performance e cinema all’aria aperta, ampie zone verdi come quelle lungo le rive del fiume Saint Lawrence, bar e ristoranti sempre più apprezzati. Un forte spirito di comunità rendono Verdun un quartiere vitale e vivibile. Non a caso è una scelta sempre più frequente per le famiglie e i giovani che decidono di abitare nelle vie sempre più ricche di negozi vintage, librerie indipendenti e birrerie artigianali.

L’Europa è presente nella classifica grazie all’Haut-Marais di Parigi. Una zona sulla rive droite della Senna non particolarmente conosciuta fino a qualche tempo fa (le veniva preferita il Marais) che forse proprio per questo ha sviluppato e coltivato una propria elegante e caratteristica identità.  Deliziosi ristoranti, rinomati atelier e gallerie d’arte, come quelle di Thaddaeus Ropac o Suzanne Tarasieve, affacciano sulle stesse strade di raffinate boutique e caffè. Sono imperdibili per tutti i visitatori gioielli architettonici come l’Hotel du Petit Moulin, l'albergo di charme che ha conservato l'antica insegna di boulangerie e che ha affidato la decorazione di molte stanze al celebre stilista Christian Lacroix, e una vita notturna animata dai migliori cocktail bar della città: Haut-Marais è un angolo prezioso e ancora inedito della capitale francese.

In Sudamerica non si può tralasciare Centro a San Paulo, che nell’ultima decina di anni si è praticamente trasformato dal peggiore al migliore quartiere della metropoli brasiliana, nonché uno di quelli più di tendenza di tutto il Sudamerica. L’atmosfera decadente e trascurata di un tempo è stata archiviata, e ora la zona è animata da numerosi spazi sociali e artistici, spesso ricavati da edifici in disuso costruiti durante il boom edilizio degli Anni Sessanta. Alcuni esempi sono la Casa Elefante (al tempo stesso caffetteria, negozio di dischi e di abiti vintage, sala da concerti) o il SESC 24 de Maio, centro comunitario creato dall’architetto e urbanista Paulo Mendes de Rocha che ospita un teatro, un cinema e una piscina sul tetto. Alla vigorosa crescita culturale si è affiancata anche una rinascita culinaria – che spazia dai pluripremiati panini del locale di street food A Casa do Porco ai ristoranti più raffinati – e un boom della vita notturna e della cultura della mixology.

Facendo un salto in Asia, a Hong Kong bisogna menzionare Sham Shui Po, uno dei quartieri più antichi della città che oggi ha ripreso vita grazie all’impegno dei giovani creativi che l’hanno scelto come laboratorio. Ai tradizionali venditori di strada, negozi di tessuti e street market si affiancano ora caffè moderni, spazi espositivi o artistici riadattati, come l’ostello Wontonmeen, che ospita anche un’area riservata all’accoglienza dei senzatetto. Nuovo e antico si intrecciano tra le sue strade in modo armonioso e proficuo, plasmando un’area dove si respira un’aria frizzante e vitale, sia di giorno che di notte. Altro elemento essenziale e collante del quartiere è il cibo: non a caso ospita ristoranti consigliati dalla guida Michelin come Kung Wo Tofu Factory e Lau Sum Kee.

Kabutocho, a Tokyo, è un’altra realtà in pieno sviluppo. La ex “Wall Street di Tokyo” ora respira una nuova energia: uno spirito di rinnovamento ha pervaso tutta l’area, pur mantenendo intatti i legami con le sue tradizioni millenarie. Ristoranti di prestigio come il Neki,  birrerie artigianali come la stravagante Omnipollos Tokyo; la zona sta cambiando pelle, ben rappresentata dalla trasformazione della sede della prima banca giapponese Dai-ichi nel boutique hotel K5 ricco di  invitanti punti ristoro.

In Australia, a Sydney, si trova un piccolo angolo di paradiso multiculturale: Marrickville. Un melting pot di etnie e culture che ha fatto diventare il quartiere uno dei luoghi più trendy e attivi della città. Qui si possono trovare tradizione e innovazione, mescolare sapori italiani, greci e vietnamiti, ammirare arte di ogni genere, partecipare ai festival più vari, e anche mettere su casa e una famiglia in una zona ancora accessibile ma ricca di tutti i comfort. Un luogo ospitale che si sta gentrificando, ma  in grado di rimanere inclusivo e alla portata di tutti.

Nella sudcoreana Seul il quartiere più apprezzato è Hannam-dong, area in apparenza alla moda e ricca di glamour (non per nulla scelta da molte star del K pop per viverci), ma che nasconde una zona ricca di accoglienti e tranquille casette rosse, piccoli bar e numerosi negozi specializzati nella vendita di composizioni floreali. Una dualità che ne valorizza il fascino e l’attrattività: in pochi minuti, da musei di arte contemporanea, negozi di lusso ed eleganti ambasciate, ci si può ritrovare in un ambiente più caratteristico e a misura d’uomo.

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