Letture
Cultura
Cultura

Katherine Johnson, il fenomeno dei calcoli che ci mandò nello spazio

20 giugno 2022

È il febbraio 1962 quando l’astronauta John Glenn entra bruscamente nell’ufficio dei dirigenti della Nasa. Per lui sono giorni decisivi: di lì a poco sarà il primo americano a orbitare attorno al pianeta Terra. Forse. Perché quel giorno Glenn entra nell’ufficio con una richiesta ben specifica e non trattabile: “Non mi muoverò da qui fino a quando non farete controllare i calcoli orbitali a quella ragazza”. La ragazza a cui Glenn si riferisce si chiama Katherine Johnson, e questa è la sua storia.

Per calcolare il volo dell’astronave di Glenn che farà il giro intorno alla Terra, per la prima volta, la Nasa ha utilizzato dei calcolatori elettronici. O meglio, ha costruito una rete di comunicazione che collega stazioni di tracciamento da tutto il mondo. I computer sono stati programmati con equazioni orbitali che hanno controllato la traiettoria della capsula della missione Glenn’s Friendship 7 dal decollo all’atterraggio. Il margine d’errore è minimo, ma per John Glenn non è abbastanza. Chiede e ottiene che le equazioni siano ricontrollate da Katherine Johnson a mano, con la sua calcolatrice meccanica da tavolo. Quando lei dà l’ok, l’astronave parte e il volo, in effetti, è un successo. Ma chi era questa donna più affidabile degli infallibili computer? Katherine Johnson è una delle primissime donne ad aver lavorato alla Nasa, un fenomeno dei numeri: colei che ci ha mandati nello spazio e sulla Luna.

La bambina prodigio e la nascita della Nasa

Che Katherine avesse un dono lo si era capito in fretta. Più o meno quando la etichettarono “bambina prodigio” ai tempi della scuola. Si era diplomata a 14 anni e a 16 frequentava già l’università. La sua mente era vorace: divorava la matematica. Al punto che i suoi professori dovettero aggiungere nuovi corsi al piano di studi per andare incontro alle sue straordinarie capacità. Nel 1937 si laureò in matematica, magna cum laude. Aveva 18 anni.

Una decina di anni dopo aveva messo su famiglia e lavorato come insegnante. Le si drizzarono le orecchie durante una cena: qualcuno a tavola disse che alla Naca (che di lì a un decennio sarebbe diventata la Nasa) cercavano donne che fossero in grado di svolgere calcoli matematici a mente e in fretta. Sembrava il suo identikit. Così Katherine e la sua famiglia fecero le valigie e partirono alla volta di Hampton per afferrare l’opportunità. Ai tempi la Naca non offriva ancora prospettive eccitanti come quella di mandare esseri umani nello spazio, si occupava piuttosto di misurazioni e calcoli che avevano a che fare con le scatole nere degli aerei. La mente di Katherine Johnson era così fenomenale che il posto fu suo immediatamente. In quattro e quattr’otto si ritrovò a lavorare per il governo degli USA. Era il 1953.

Poche settimane dopo aver iniziato a lavorare alla Naca, uno dei suoi capi entrò nella stanza dove lei e le sue colleghe svolgevano i calcoli matematici. Era accompagnato da un ingegnere e puntavano dritti verso di lei. Le chiesero di alzarsi e di seguirli, per cortesia, nell’ufficio dei capigruppo. Katherine, decisamente nervosa, si alzò dalla postazione e li seguì. Uno dei dirigenti aveva chiesto di rivedere una serie di calcoli e Katherine era stata individuata come una delle impiegate più brillanti. In effetti la Johnson individuò immediatamente l’errore. Il suo contributo risultò così prezioso che, parole sue, “si dimenticarono di farmi tornare al vecchio team”. Gli ingegneri non avevano alcuna intenzione di lasciarsela sfuggire.

Nel 1958 l’agenzia cambiò nome in Nasa e d’un tratto l’obiettivo diventò uno e uno soltanto: mandare un essere umano nello spazio. Possibilmente prima di chiunque altro. Katherine era tra gli ingegneri impegnati nei calcoli: una delle sfide più difficili era determinare dove e come sarebbe atterrata la navicella spaziale. La Johnson si offrì volontaria per calcolare il percorso. Scrisse insieme all’ingegnere Ted Skopinski un rapporto intitolato Determinazione dell’angolo di Azimut al burnout per il posizionamento di un satellite in una posizione terrestre selezionata, dove indicava l’equazione necessaria per descrivere il volo spaziale orbitale di un veicolo e la posizione di atterraggio. Il suo nome era sul rapporto di ricerca. Era la prima volta per una donna alla Nasa.

Un grande passo per l’umanità

Per tutti questi motivi John Glenn chiese che fosse proprio “quella ragazza” a rivedere i calcoli dai quali dipendeva il successo della sua missione e la sua stessa vita. Ovviamente le capacità di Katherine furono all’altezza e John diventò il primo statunitense a ruotare attorno al pianeta Terra.

Nel 1961 il presidente USA J.F. Kennedy “sfidò” la Nasa a portare il primo essere umano sulla Luna e a riportarlo sano e salvo sulla Terra. Sfida accettata, e in prima linea c’era Katherine Johnson. Fu lei a calcolare come lanciare il veicolo spaziale nell’orbita della Luna, sempre lei si occupò dei calcoli che aiutarono a sincronizzare il modulo lunare dell'Apollo 11 con il modulo di comando e servizio, ovvero a capire come collegare il veicolo che sarebbe rimasto in orbita con quello che sarebbe atterrato. Seguì Neil Armstrong e il suo grande passo per l’umanità durante una riunione alle Pocono Mountain, con la faccia incollata allo schermo televisivo. Riuscì anche nella sfida di “riportarci a casa sani e salvi” quando nel 1970 partecipò alla missione Apollo 13, la terza che sarebbe dovuta arrivare sulla superficie lunare. Un guasto però impedì l’allunaggio, il modulo di servizio esploso danneggiò gli equipaggiamenti e rischiò persino di compromettere il ritorno degli astronauti sulla Terra. Fu grazie alle procedure di backup e alle mappe realizzate da Katherine che fu possibile stabilire un percorso sicuro per il rientro sulla Terra dell’equipaggio.

Nella mia vita ho contato di tutto. Dai gradini della chiesa, al numero di posate e piatti che ho lavato… Tutto ciò che si poteva contare, l’ho contato”, sono le parole di Katherine Johnson quando fu premiata nel 2015 con la National Medal of Freedom, la più alta riconoscenza civile americana. La sua storia è diventata un film nel 2016, Il diritto di contare, basato sull’omonimo libro di Margot Lee Shetterly, che racconta la sua figura e quella delle sue colleghe alla Nasa. Durante la cerimonia degli Oscar di quell’anno, la Johnson fu accompagnata sul palco visibilmente emozionata. Era l’unica tra le sue colleghe rappresentate nel film ad essere ancora in vita, fu presentata come "una vera eroina americana". Tra le altre cose, aveva spesso contato gli astri celesti, ma quella volta furono le “stelle” di Hollywood ad alzarsi in piedi per dedicarle una standing ovation.

Credits

Cover: Katherine Johnson 1985, Nasa. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 1: Katherine johnson john glenn, Nasa. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 2: Katherine Johnson Receives Presidential Medal of Freedom, GPA Photo Archive. Distributed under the CC BY-NC 2.0 license on Flickr

argomenti trattati

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Siamo a tua completa disposizione per supportarti con una consulenza personalizzata