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Il messaggio di ARIA, corto di Gucci per i suoi 100 anni

04 maggio 2021

Sono passati cento anni. Cento rivoluzioni della Terra che mettono in discussione il flusso del tempo. Cento giri intorno al Sole”. Tanto è passato dalla nascita del marchio Gucci, uno dei brand luxury più famosi al mondo. “Un tempo importante che deve essere festeggiato”, e l’onere e l’onore dell’organizzazione di un evento indimenticabile è ricaduto su Alessandro Michele, il direttore creativo di Gucci, che è riuscito a condensare la storia secolare del brand, dalla sua nascita al suo lungo splendore mai sbiadito, in soli 15 minuti in audio-video.

In sinergia con la regista canadese di origine italiana Floria Sigismondi – nota per aver girato video musicali dei più grandi artisti internazionali – Alessandro Michele per Gucci incanta lo spettatore con un cortometraggio-passerella pop & glamour, potente nella sua capacità di celebrare un importante retaggio facendo parlare una collezione che pullula di riferimenti storici mescolandovi sapientemente elementi nuovi e moderni. Qui Gucci rimarca ancora una volta il processo evolutivo del brand, che collezione dopo collezione va a rappresentare il cuore delle mode e delle epoche, senza rimanere mai indietro.

Tutto questo è “Aria”, che prende vita all’interno dell’hotel Savoy di Londra, lo stesso in cui Guccio Gucci lavorava come ascensorista a inizio Novecento, durante la sua esperienza londinese. Frequentato, fra gli altri, da Oscar Wilde, Frank Sinatra, Marilyn Monroe, i Beatles e Winston Churchill, l’hotel Savoy è proprio il luogo in cui il celebre stilista prende dimestichezza con la valigeria di lusso, per poi innamorarsene per sempre, tanto che appena possibile tornò a Firenze ed aprì la sua prima bottega, dando vita a un marchio eterno. Negli anni ‘20 l’hotel Savoy ispirò anche il nome della Savoy Ballroom a New York, un locale definito come “il cuore pulsante di Harlem”. Ed è proprio la scritta “Savoy” una delle protagoniste delle grafiche della collezione.

Nel video, tra messaggi più o meno espliciti, non mancano i riferimenti d’archivio. I 94 modelli, selezionati in cinque anni di casting da Michele in persona, sono i protagonisti di un’opera d’arte che scardina e ricompone. Sono cavallerizzi che indossano morsetti divenuti pezzi di alta gioielleria e che brandiscono frustini stretti in harness di pelle, unendo l’aspetto bondage alla sportività delle origini del brand, nato come valigeria e selleria. E ancora, non mancano il rosso e il verde, colori iconici della stampa Web che si mescolano al ritorno della stampa Flora, creata da Vittorio Accornero negli anni 70, che adesso però si macchia dell’hackeraggio di Balenciaga con la sigla in caratteri bold.

Quella di Michele non è una commemorazione quanto un’evoluzione, che riceve dal passato quella spinta progressista che è perdurata nei decenni. “Non vorrei rendere sentimentale una biografia. La lunga storia di Gucci non può essere contenuta in un singolo atto inaugurale. Come ogni altra esistenza, il suo destino è segnato da una lunga serie di “nascite infinite” e da continue rigenerazioni. In questo movimento persistente, la vita sfida il mistero della morte. In questa fame di nascita, abbiamo imparato a vivere il tempo”, racconta Alessandro Michele.

Ogni singolo look diventa la rappresentazione di un processo creativo che mischia in modo magistrale diversi elementi, fondendo elementi punk a quelli neoclassici, dando vita al simbolo per eccellenza della collezione, una clutch anatomica a forma di cuore, tempestata di cristalli, che si porta in spalla, in mano o sottobraccio, come spiega il direttore creativo:

“Ho saccheggiato il rigore anticonformista di Demna Gvasalia e la tensione sessuale di Tom Ford; mi sono soffermato sulle implicazioni antropologiche di ciò che brilla, lavorando sulla lucentezza dei tessuti; ho celebrato il mondo equestre di Gucci trasfigurandolo in una cosmogonia fetish; ho sublimato la silhouette di Marilyn Monroe e il glamour della vecchia Hollywood; ho sabotato il fascino discreto della borghesia e i codici della sartoria maschile”.

Al termine della sfilata, le uscite di sicurezza conducono in una dimensione onirica in cui si celebra “l’aria come principio sacro di compenetrazione, fusione e connessione: un principio di esistenza infuso con l’incanto chimico delle foglie. A queste creature, la mia lode. Al loro essere fragili e vulnerabili. Alla loro capacità di rinnovarsi e tornare a vivere dopo che l’inverno è passato”.

Cover e immagini via Pagina Facebook @Gucci

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