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La storia di Ninetta Bartoli, che 75 anni fa diventava la prima, votatissima donna sindaco in Italia

15 giugno 2021

È il 1946 quando Ninetta Bartoli diventa sindaco del comune sardo di Borutta, in provincia di Sassari, e dà il via all’ascesa femminile nel mondo della politica italiana. Lei, corporatura esile ma piglio tanto deciso da farla apparire ben più alta agli occhi di chi la guarda, conquista un ruolo che fino a quel momento in Italia era a esclusivo appannaggio dell’universo maschile. È una rivoluzione del linguaggio prima ancora che dei ruoli, che va ben contestualizzata in un Paese che ha introdotto il suffragio universale da appena un anno, e che grazie al decreto De Gasperi-Togliatti apre a candidature che comprendono entrambi i sessi.

Per Ninetta, allora 50enne, non è altro che un lasciapassare burocratico utile a prendere in carico un ruolo per il quale era già pronta da anni. Colta, attenta a ogni aspetto dell’impegno sociale e dotata di una visione d’insieme non comune, fa valere quotidianamente i suoi sforzi per la comunità diventando un vero punto di riferimento per tutti i cittadini di Borutta. Tanto che nel momento in cui questi sono chiamati alle urne non hanno il minimo dubbio sulla preferenza da esprimere: Ninetta guadagna 332 voti su un totale di 371 elettori. Una percentuale dell’89% di preferenze che ha ben pochi precedenti politici. Nel primo giorno in carica si fa fotografare con indosso il costume tradizionale di Borutta, dando vita ad alcune istantanee che passeranno alla storia.

Una volta sulla “poltrona”, niente rilassamenti né momenti per tirare il fiato: c’è chi giura di vederla in movimento da un problema all’altro del territorio anche per diversi giorni di fila. Porta in paese acquedotto, sistema fognario ed energia elettrica, migliorando in maniera significativa la qualità della vita dei suoi concittadini. Poi case popolari, scuola, cimitero, casa di riposo, cooperative e la capacità di garantire a Borutta una dimensione sempre più cittadina. Non a caso, resterà sindaco per 12 anni, fino al 1958, quando lei stessa deciderà di lasciare la politica pur senza abbandonare l’impegno sociale che, di fatto, l’accompagnerà fino agli ultimi giorni della sua vita.

Il suo impegno ancora oggi, a 43 anni dalla morte, costituisce un esempio per uomini e donne che aspirano a rivoluzionare i loro settori di interesse, qualunque essi siano.

Cover via pagina Facebook @romanzoilmediatore

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