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Alla GAM è in mostra Helmut Newton, il fotografo che non ha mai smesso di stupire

29 luglio 2020
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Helmut Newton ha elevato la fotografia di moda ad arte e la Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino fino al 20 settembre ospita una grande retrospettiva sui lavori del celebre fotografo. Helmut Newton. Works, promosso da Fondazione Torino Musei e prodotto da Civita Mostre e Musei con la collaborazione della Helmut Newton Foundation di Berlino, è un progetto espositivo curato da Matthias Harder, direttore della fondazione tedesca. Una mostra che raccoglie 68 fotografie con l’intento ambizioso di raccontare la lunga carriera di Newton fatta di successi internazionali che hanno raggiunto milioni di persone anche grazie ai libri e alle riviste in cui sono stati pubblicati.

Una carriera che ha segnato 50 anni di storia della fotografia di moda e che sin dagli inizi è sempre rimasta sul crinale del politically correct. Stupore e scalpore sono gli aggettivi che più si adattano alla sua arte che se per alcuni, la maggior parte in realtà, era geniale, per altri era semplicemente specchio di una radicata misoginia. “Bisogna essere all’altezza della propria cattiva reputazione”, dichiarò il fotografo che si aggiudicò la fama di enfant terrible, come capita spesso alle personalità eccentriche.

Negli spazi della Gam di Torino il percorso espositivo si snoda a partire dagli anni Settanta fino ad arrivare ai 2000, suddividendo i preziosi materiali in quattro sezioni cronologiche che rendono visibile come, in questo lungo arco di tempo, Newton abbia realizzato alcuni degli scatti più potenti e innovativi della sua epoca. “La moda è stato il mio primo desiderio, sin da ragazzo. E, ovviamente, volevo diventare un fotografo di Vogue”, ambizione mai celata e perseguita fino a raggiungerla. La retrospettiva parte proprio da qui, dalle numerose copertine che realizzò proprio per la famosa rivista di moda. Come ad esempio Rushmore, in un magnetico bianco e nero, pubblicata su Vogue Italia nel 1982 e che è anche l’immagine scelta per rappresentare la mostra.

Nato a Berlino, nel quartiere di Schöneberg nel 1920, da una famiglia ebrea, Helmut fin dall’età di 16 anni si interessò alla fotografia, collaborando con la fotografa tedesca Elsie Neulander Simon. A seguito delle leggi razziali, però, nel 1938 emigrò a Singapore. Da qui, espulso dalle autorità britanniche, fu trasferito in Australia, dove nel 1945 cambiò il suo cognome originario, Neustädter, in quello con il quale è diventato famoso in tutto il mondo: Newton. I suoi set divennero allora Parigi, Monte Carlo e Los Angeles. Frequentava il jet set ma prediligeva vecchi garage di Monaco per mettere in scena i suoi spaccati di vita eccentrici, a metà tra realtà e finzione, che lo hanno fatto entrare nella storia della fotografia. Sempre in bilico tra vita e teatro, affidandosi al suo intuito e alla sua visione non convenzionale dell’obiettivo, riuscì a stampare veri e propri capolavori in cui non solo descrisse ma ridefinì lo spirito del tempo, raccontando con le sue immagini storie emozionanti, quasi surreali, fatte di suspense e seduzione.

La sua narrazione è evidente anche nella serie di ritratti a personaggi famosi del Novecento che questa esposizione raccoglie: da Gianni Agnelli (1997) a Paloma Picasso (1983), da Catherine Deneuve (1976) ad Anita Ekberg (1988) e Claudia Schiffer (1992) o ancora Ralph Fiennes (1996) e Gianfranco Ferré (1996) fino all’ultimo, bellissimo, alla regista tedesca Leni Riefenstahl, del 2000. Famoso anche per le importanti campagne fotografiche di moda, in questa mostra è possibile ammirare alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Thierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di importanti fotografie, ormai iconiche, per le più importanti riviste di moda internazionali.

Ma quando si parla di Newton si parla anche e soprattutto di nudi femminili, come quello radicale di Cathy Smith da lui ritratta in uno scatto provocante presente anch’esso nella mostra. Le sue donne sono statuarie, sospese in un universo trasgressivo, lo stesso in cui fanno immergere lo spettatore. “La sua caratteristica distintiva è di spostare, rompere e abbattere i confini”, afferma il curatore Harder. “In maniera sottile e con un senso di eleganza senza tempo Newton combina nudità e moda. È così che il suo lavoro diventa sia documentazione che commento del ruolo mutevole della donna nella società occidentale”.

L’opera di Newton non può essere dunque classificata perché trascende generi e appartenenze. La sua è una fotografia elegante e glamour, potente e scandalosa, intrisa di umorismo, ma allo stesso tempo anche culturalmente elevata. Un’esperienza che questa retrospettiva restituisce in pieno.

Articolo di Patrizia Vitrugno

Foto courtesy Helmut Newton Estate

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