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Il significato nascosto nei misteri letterari di Edgar Allan Poe

13 gennaio 2021
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A volte, come ha riflettuto Edgar Allan Poe nel racconto La lettera rubata, un segreto si nasconde in bella vista. Per questo non bisogna mai cadere nell’errore di pensare che, anche a distanza di 150 anni, lo scrittore statunitense non possa avere in serbo delle sorprese per i suoi lettori.

Ancora oggi è difficile inquadrare la figura di Edgar Allan Poe, celebre come “novelliere del terrore” e pioniere dell’horror contemporaneo, ma molto meno perché tra i più raffinati narratori dell’inconsueto, in grado di mettere su carta le più profonde paure dell’essere umano.

Dal 1860 le sue opere vengono lette e studiate in tutto il mondo, e sono tuttora fonte di ispirazione per innumerevoli altri autori. Questo si spiega per la sua capacità di creare immagini dalle quali emerge con forza la nostalgia dell’ideale e del sublime, una costante ricerca della bellezza, anche se sempre adombrata dalla consapevolezza della mortalità di tutti gli esseri viventi e della loro decadenza. Anche se ora questo aspetto può sfuggirci, i suoi scritti sono anche densi di riferimenti al clima politico vissuto dalla sua generazione. Molti dei racconti di Poe, infatti, sono stati ispirati da ciò che ha visto e vissuto nella società in cui viveva, ma di solito sono mascherati da parabola, allegoria o parodia.

I racconti di Poe vanno oltre la loro semplice impostazione narrativa, e per questo possono essere letti e interpretati su diversi livelli. È noto, per esempio, che l'unico vero romanzo di Poe, Le avventure di Gordon Pym, contiene molti elementi autobiografici, ma di recente è anche emerso quanto il libro pubblicato nel 1838 sia stato influenzato da alcuni passi della Dichiarazione d'Indipendenza statunitense e dalla riflessione politica che doveva essere evidente per i contemporanei dell’autore. Lo stesso vale per altri due suoi racconti celebri, La caduta della casa di Usher e La maschera della morte rossa, entrambi ispirati dalla crisi economico-finanziaria che ha colpito gli Stati Uniti dopo il 1837.

Nel racconto del 1842 La Maschera della Morte Rossa, – la vicenda del principe Prospero e del gruppo di cortigiani con cui spera di sfuggire alla pestilenza rifugiandosi nel suo castello – Poe inserisce diversi richiami alla crisi del debito nella società statunitense dell’epoca, dove molte persone e famiglie avevano perso denaro e proprietà, e condanna il comportamento irresponsabile dell'élite politica e finanziaria nell’affrontare la crisi.

In La caduta della casa degli Usher, pubblicato nel 1839, Poe rivela ancora di più le sue opinioni politiche. Ci sono state molte interpretazioni sul protagonista Roderick Usher e sulla sorella gemella Madeline: entrambi vivono in un maniero che è ormai l’ombra di quello che doveva essere nei suoi giorni di prosperità, esattamente come gli ultimi discendenti della famiglia che lo ha edificato nel corso delle generazioni, che soffrono di una malattia incurabile. Il finale, con la distruzione della dimora e dei suoi abitanti, ha avuto un tale impatto sull’immaginario dei lettori da  da essere analizzato dallo psicanalista Sigmund Freud nel saggio intitolato Il Perturbante. 

Inoltre, alcuni commentatori presumono che questa storia sia anche un'allegoria del clima che vent’anni dopo avrebbe portato gli Stati Uniti ad affrontarsi nella guerra civile tra il Nord (allegorizzato in Roderick Usher) e il Sud (Madeline Usher). Questa interpretazione suggerisce che Poe considerasse il conflitto tra Stati schiavisti e Stati abolizionisti come inevitabile, individuando nel morbo morale della schiavitù – la malattia cronica di Madeline – l’innesco di un conflitto con il potenziale per distruggere gli Stati Uniti per come li conosceva Poe.

La condizione debilitata di Roderick è probabilmente un'altra metafora, riferita al cosiddetto Panico del 1837,  una bolla speculativa che aveva costretto le banche statunitensi, il 10 maggio del 1837, a bloccare tutti i pagamenti in monete, scatenando il panico nella popolazione. Nei mesi successivi gli Stati Uniti arrivarono a registrare tassi di disoccupazione del 25%, con ripercussioni economiche e sociali che durarono per quasi cinque anni. Questa interpretazione mette sotto una luce rivelatrice anche il terzo protagonista del racconto, il medico dall’azione inefficace e dalla parlata incomprensibile della casa degli Usher. Un richiamo non troppo velato a Martin van Buren, l’ottavo Presidente degli Stati Uniti in carica quando Poe scrisse il racconto. Van Buren, infatti, non riuscì a trovare una soluzione alla polarizzazione del Paese sul tema della schiavitù e fallì anche nel gestire la depressione economica di quegli anni. Che il medico del racconto sia incomprensibile, è un riferimento ironico di Poe al fatto che Van Buren spesso preferiva parlare olandese, perché era nato e cresciuto in una comunità di lingua olandese in Pennsylvania.

Gli interessi di Edgar Allan Poe non si limitano però alla politica e continuano a emergere in molti dei suoi racconti. Poe si interessava di scienza, cosmologia, occulto ed esoterismo ed era affascinato  dalla crittografia. Come giornalista ed editore ha persino sfidato i suoi lettori con puzzle crittografici anche di enorme complessità, tanto che uno di questi è stato risolto solo vent’anni fa dall'esperto di computer canadese Gil Broza.

Nel racconto Lo scarabeo d’oro, Poe si diverte a imbastire una caccia al tesoro sulla base di un messaggio cifrato: la trama ruota attorno a un codice che contiene informazioni su un tesoro sepolto. Edgar Allan Poe padroneggiava anche forme più complesse di crittografia, tra cui il suo preferito basato sull’utilizzo di una "frase chiave": una frase composta da ventisei lettere, che a loro volta corrispondono alle lettere dell'alfabeto normale. Il meccanismo si chiama steganografia e si basa sull’accordo preliminare tra mittente e destinatario su come inserire ed estrarre il messaggio nascosto. Ciò porta a pensare che Poe abbia nascosto messaggi segreti in almeno sei dei suoi racconti più famosi, poiché questi hanno una frase iniziale o un motto di 26 lettere che potrebbero essere interpretate come frasi chiave.

Probabilmente l'uso più ingegnoso della crittografia di Poe si trova nella poesia San Valentino, che l’autore ha scritto il 13 febbraio 1846 per la donna di cui era innamorato perché fosse letto in pubblico il giorno successivo, 14 febbraio, a una riunione in cui lui non sarebbe stato presente. La destinataria della poesia era Frances Sargent Osgood e il testo, nella sua prima pubblicazione, era intitolato To her whose name is written below, in italiano “a colei il cui nome è scritto di seguito”, ed era introdotto dalla dedica TO – – . Il componimento è un acrostico complesso in cui il nome dell’amata si può leggere solo collegando la prima lettera del primo verso alla seconda del secondo, alla terza del terzo e così via.

Oltre che di crittografia, Edgar Allan Poe era un maestro anche di simbolismo, che ha impreziosito molti dei suoi racconti e delle sue poesie. Un buon esempio si può trovare nella poesia Il corvo, basata su un archetipo di grande potenza che si incontra in numerose culture e cosmogonie antiche: il corvo è infatti uno dei più ricorrenti animali psicopompi – ossia incaricati di accompagnare le anime dei defunti nell’aldilà –, insieme al cane, allo sciacallo e al lupo. Proprio come il lupo, il volatile ha una doppia natura di animale simbolo delle tenebre e al contempo di portatore di illuminazione e conoscenza, tanto che nella mitologia norrena il padre degli dei Odino si affida proprio a due corvi per raccogliere informazioni e conoscenza in tutto il mondo.

Anche se per decenni Edgar Allan Poe è stato considerato come un autore di un genere minore, oggi la sua opera è in grado di ricordarci la forza della grande letteratura di infrangere la bidimensionalità delle pagine e raggiungere confini che hanno come unico limite la fantasia, la perspicacia e l’intelligenza di uno scrittore. Un regalo a noi lettori che non smetterà mai di stupirci.

In copertina foto di Liane Brandon | PBS

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