Letture
8 minuti
Economia
Economia

Come un’azienda può affrontare al meglio il Tech Clash, la sfida cruciale dei prossimi 10 anni

18 giugno 2020
autore:

In un mondo in cui la tecnologia è sempre più pervasiva nelle nostre vite si parla spesso di tech-clash, espressione introdotta nel 2017  da un articolo dell’Economist per indicare il rigetto nei confronti di smartphone, pc, app e social network. Una condizione che rischia di essere sempre più diffusa, dato che, per la Technology Vision Consumer Survey 2020 condotta da Accenture, per il 52% dei consumatori la tecnologia ha un ruolo di primo piano ed è radicata in quasi tutti gli aspetti della quotidianità. Per il 19% del campione intervistato è ormai così fondamentale da essere percepita come un'estensione dell’essere umano. Ecco perché gli esperti definiscono Tech Clash una delle grandi sfide che attende le aziende nei prossimi anni: solo chi sarà in grado di ridefinire il rapporto tra persone e tecnologia e anticipare i bisogni dei clienti riuscirà a imporsi nel mercato.

All’inizio del Duemila, mentre Google stava muovendo i primi passi nel World Wide Web e Facebook era ancora in una fase embrionale, l'accesso digitale era limitato a connessioni e pc molto lenti; le persone navigavano prevalentemente in modalità anonima; non esistevano ancora app o smartphone ed e-mail, forum, blog ed e-commerce non erano servizi fondamentali per il tempo libero e il lavoro. Di conseguenza le aziende tech non avevano bisogno di investire risorse aggiuntive per migliorare il rapporto loro clienti, dato che i nostri alter ego digitali erano separati in modo netto dalle nostre vite reali. Oggi il confine è molto più labile: più della metà della popolazione mondiale (4,5 miliardi di persone) ha accesso a Internet e trascorrono in media 6,4 ore al giorno online. Se appena un decennio fa come parametro di engagement si utilizzava il tempo passato davanti a uno schermo, ora le modalità di interazione sono molto più complesse e variegate.

Per esempio, la casa automobilistica Daimler sta integrando il controllo vocale intelligente nei veicoli Mercedes-Benz per assistere il conducente e i passeggeri durante il viaggio. Samsung ha presentato la nuova generazione di frigoriferi Family Hub, che vanno oltre la semplice conservazione del cibo e si trasformano in terminali che permettono di cercare un biglietto aereo su Expedia, chiamare un Uber e pre-impostare la temperatura del forno semplicemente parlando o telefonando. FedEx, Amazon e Postmates stanno testando sul campo robot e droni per la consegna direttamente a domicilio. I governi stessi stanno investendo capitali immensi in infrastrutture tecnologiche: la Cina, per esempio, per imporsi in un campo che ha individuato come strategico nel futuro del Paese ha destinato 30 miliardi di dollari entro la fine del 2020 per garantire ai suoi studenti 230 milioni di piattaforme di apprendimento personalizzate.

La tecnologia sta cambiando a una velocità esponenziale, e quello che ieri era un valore aggiunto può diventare un punto debole e viceversa. La costante, però, rimane che il successo della prossima generazione di prodotti e servizi dipenderà dalla capacità delle aziende di elevare l'esperienza umana, adattandosi e arricchendo il mondo creato da Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e altri pionieri digitali.

Il rapporto di Accenture individua i trend che ogni azienda dovrà seguire nei prossimi dieci anni. Dalla personalizzazione all’intelligenza artificiale, dalla robotica all’extended reality fino alla blockchain, si tratta di elementi chiave per la sopravvivenza in un contesto sempre più concorrenziale. Inoltre, secondo la società di consulenza statunitense, solo la stretta collaborazione tra clienti, dipendenti e partner commerciali consentirà ai futuri imprenditori di superare l’impatto con la cosiddetta “era post-digitale”. “La fiducia è la valuta più importante: determinerà vincitori e sconfitti,” spiega Paul Daugherty, alla guida del team Technology Innovation and Ecosystem di Accenture “Senza le persone non permetteranno a un'azienda di consegnare i pacchi dentro casa o di affidarsi ad auto a guida autonoma”.

Le aziende dovranno quindi investire  sulla tutela della privacy dei loro clienti e sulla trasparenza se non vorranno subire gli effetti collaterali del Tech Clash. Il 66% dei consumatori, infatti, è preoccupato sia dall'utilizzo delle informazioni sensibili ai fini della profilazione che dalle minacce di hacker. “I clienti stanno diventando sempre più attenti alla sicurezza dei propri dati mentre molte società non si sono mai poste il problema", sottolinea la ricerca di Accenture. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) emanato del Parlamento europeo nel 2016 e il più recente California Consumer Privacy Act sono le prime risposte concrete dal punto di vista normativo per evitare scandali come quello che nel 2018 ha coinvolto Cambridge Analytica, società di consulenza britannica accusata di aver utilizzato illegalmente i dati personali di 87 milioni di utenti Facebook per confezionare messaggi ad hoc e influenzare il voto durante la campagna elettorale di Donald Trump nel 2016 e il referendum per la Brexit del giugno dello stesso anno.

Il successo di un brand sarà sempre più legato alla capacità di adattarsi all'innovazione. Il prossimo decennio sarà quello in cui assisteremo alla proliferazione dei robot supportati dalla rete 5G e dalla loro introduzione massiccia da parte delle aziende per assicurarsi un vantaggio rispetto alle concorrenti. Un passaggio che rappresenterà vantaggi come minori costi di produzione e capacità di analisi incrementate, ma al prezzo di milioni di posti di lavoro a bassa specializzazione persi in tutto il mondo. La transizione non sarà facile: il 45% dei ceo intervistati da Accenture crede infatti che i propri dipendenti faranno fatica ad adattarsi.

Se l’1G ha consentito le chiamate vocali da cellulare e il 2G gli sms, il 3G ha introdotto l’accesso a internet da smartphone e il 4G ha portato maggiore velocità di navigazione, il 5G e la potenza di connessione che garantisce aprirà gli orizzonti di un nuovo mondo iperconnesso, diventando la forza trainante del cosiddetto Internet of things con la diffusione dell’intelligenza artificiale non solo all’interno di pc e smartphone, ma anche di lampadine, frigoriferi e altri oggetti di uso quotidiano. Un mercato che, secondo le stime di Idc, multinazionale della consulenza digitale, raggiungerà i 75 miliardi di dispositivi connessi entro il 2025, con un mercato stimato in 1,1 trilioni di dollari entro il 2026.

Tra i settori finanziari in cui l’Internet of things avrà impatti rilevanti c’è quello delle assicurazioni: l’accesso illimitato e in tempo reale ai big data può modificare in maniera radicale il modo di interagire tra le compagnie e i consumatori, e di questi ultimi nei confronti della propria auto, casa o salute. Già oggi ci sono numerose applicazioni vantaggiose per entrambe le parti: per esempio per la protezione delle abitazioni è possibile utilizzare sensori, gli smart home sensor, che individuano sul nascere la presenza di umidità nei muri o fermano le perdite causate dall’esplosione di una tubatura. In questo modo al proprietario di casa vengono evitate spese per il sinistro, mantendo basso il livello della polizza. Nell’ambito delle cure mediche, invece, esistono dispositivi che permettono di anticipare cure per patologie acute. Nel caso del diabete, per esempio, sono già disponibili sensori predisposti in appositi calzari che rilevano la presenza di ulcere al piede e prevengono l’aggravarsi della patologia.

Il report di Accenture si conclude evidenziando come solo il 10% delle aziende del mondo ha già messo a bilancio investimenti per prepararsi a una sfida già in atto: la tecnologia aumenterà sempre più il divario tra chi sarà in grado di reinventare i propri modelli di business allineandosi ai valori delle persone e chi ignorerà le nuove tendenze, condannando la sua impresa a perdere la corsa verso il futuro.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse