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La rivoluzione indoor e sostenibile delle coltivazioni idroponiche, salutari e ad altissima produttività

11 maggio 2021

Chi l’ha detto che per coltivare piante e ortaggi è necessario avere un appezzamento di terra? Negli ultimi anni infatti hanno preso sempre più piede metodologie alternative di coltivazione indoor la coltivazione idroponica e le vertical farm sono tra le più diffuse, ma come funzionano?

L’obiettivo di queste nuovissime tecniche di coltivazione è quello di rendere più efficiente il settore agricolo, migliorando la qualità delle piante e riducendo l’impatto ambientale del settore. Le colture idroponiche infatti permettono un maggiore risparmio energetico ed idrico, favorendo al tempo stesso una produzione delle piante più rapida. Attraverso la coltura idroponica infatti le piante hanno il giusto nutrimento, e non ci sono rischi che assorbano sostanze tossiche. E se le colture hanno una minore probabilità di contrarre malattie, funghi o altri tipi di parassiti, si riduce la necessità di sostanze chimiche da impiegarvi.

In definitiva, la qualità complessiva della produzione è migliore rispetto ai metodi di coltivazione tradizionali. Tuttavia, questo non vuol dire che le piante non possano seccarsi o rovinarsi. Anche nella coltura idroponica infatti è necessaria molta cura, attraverso un dosaggio certosino dei fertilizzanti e della luce. Ma vediamo in cosa consiste effettivamente questo metodo di coltivazione.

Elemento distintivo della coltura idroponica è che non necessita dell’uso del terreno; le radici, infatti, crescono e si sviluppano direttamente in acqua o su un substrato, generalmente realizzato in argilla e fibra di cocco, al quale si aggiunge l’effetto di particolari pompe che immettono acqua unita a sostanze nutritive, garantendo così un pieno sviluppo della pianta e un rapido e completo assorbimento dei fertilizzanti. Sebbene possa sembrare una coltivazione estremamente semplice, è necessario avere diverse accortezze.

La prima è quella dell’illuminazione: è infatti necessario assicurare alle piante la corretta esposizione alla luce, che ne permetta lo sviluppo. Solitamente si utilizzano delle lampade a LED, che devono essere attive per circa 18-20 ore nel caso di piante autofiorenti, e di 16-18 ore al giorno per quelle non autofiorenti. Anche i fertilizzanti assumono un’importanza fondamentale. Per questo tipo di coltura generalmente vengono impiegati quelli minerali, dal momento che sono ricchi di nutrienti e semplici da diluire. È importante nella coltivazione idroponica che i concimi siano perfettamente bilanciati in tutte le stagioni, secondo i bisogni della pianta.

Di pari passo alla coltivazione idroponica, sta aumentando anche la diffusione della vertical farm, ossia di un centro di autoproduzione di cibo. Le vertical farm sono edifici in cui vengono ricreate le stesse situazioni ambientali adatte alla crescita delle piante e degli ortaggi. In queste “fattorie urbane” – che hanno spesso l’aspetto e la struttura di veri e propri grattacieli di piante che sfruttano la luce naturale integrandola a quella artificiale – il metodo di coltivazione prediletto – ma non unico – è proprio quella coltura idroponica.

Le vertical farm e le colture idroponiche impatteranno sotto diversi aspetti sociologici e ambientali, andando a contribuire alla risoluzione del problema della fame nel mondo. Con la creazione di sistemi energetici rinnovabili e a impatto zero, queste nuove metodologie di coltivazione possono infatti contribuire fortemente alla produzione del giusto apporto energetico necessario al genere umano e garantire, al tempo stesso, che questo beneficio possa perdurare negli anni.

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