Letture
9 minuti
Economia
Economia

Non solo brainstorming: il nuovo metodo per lavorare al meglio è il question storming

24 settembre 2020
autore:

"Le domande sono le nuove risposte". Da questo adagio, tra i più ripetuti nel distretto californiano della Silicon Valley, dal 1990 a oggi sono nate aziende innovative e rivoluzionarie come Instagram, Youtube, Facebook, Netflix, Airbnb e la stessa Apple. Parola di Warren Berger, autore del saggio A more Beautiful Question e padre del “question storming”, tecnica di progettazione e di ideazione complementare al più noto brainstorming.

Secondo lo scrittore e giornalista statunitense, il question storming pone l’accento su un tratto innato della mente umana: la curiosità. Concentrandosi sulla generazione di domande, un gruppo di lavoro può esprimere le proprie idee e critiche in modo meno filtrato e restrittivo nelle fasi preliminari di un progetto o nella risoluzione di un problema. L’interrogativo per sua stessa natura è meno impegnativo e più libero rispetto a una dichiarazione. Il question storming, quindi, non sostituisce la fase di brainstorming, ma la completa, creando il terreno fertile per nuove idee. Ma quali sono le differenze tra le due tecniche?

La nascita del brainstorming risale al 1938, anno nel quale il pubblicitario statunitense Alex Faickney Osborn ideò una nuova modalità di discussione di gruppo, guidata da un moderatore, allo scopo di stimolare la creatività. Letteralmente è l’unione dei due termini brain (cervello) e storm (assalto). Il cervello durante questo procedimento è libero di esprimere suoni, immagini, parole e concetti a partire da un’idea iniziale. La sua regola principale è non giudicare nessuna delle intuizioni proposte dagli altri partecipanti: l’efficacia del brainstorming, infatti, risiede nel far emergere dalla discussione una grande quantità di spunti, diversi e contrapposti fra loro, per poi selezionarli e legarli tra loro in un secondo momento. Come spiega un articolo pubblicato nel 2018 sull’Harvard Business Review dal titolo Better Brainstorming, il cortocircuito del metodo tradizionale risiede nel fatto che alla base del processo di ideazione ci sia un domanda scelta dal moderatore, che non necessariamente è quella giusta.

Secondo uno studio della Syracuse University, il limite intrinseco del brainstorming affonda le sue radici nella psicologia dell’essere umano. Il gap con il question storming è dovuto a potenti dinamiche di gruppo come la “pigrizia sociale”, ovvero il fenomeno per cui le persone, quando lavorano con altri, esercitano uno sforzo minore per raggiungere un obiettivo rispetto a quando lavorano da sole, e l’ansia sociale, ossia la paura di essere giudicati dagli altri. La discussione aperta e condivisa, secondo il report dell'università statunitense, porta meno risultati rispetto alle proposte individuali. L’introduzione delle domande, invece, sovverte l’ordine gerarchico del team, spingendo i partecipanti a superare le loro abitudini di interazione. La raffica di quesiti, infatti, non prevede che qualcuno affermi immediatamente il proprio punto di vista: in questo modo le persone si sentono più a loro agio a parlare e a esporsi pubblicamente. Il focus sugli interrogativi elimina anche la fretta e la pressione nel fornire una risposta immediata, altra dinamica esasperata dal brainstorming, e aiuta a espandere il contesto della nuova idea o del problema per un'esplorazione condivisa più approfondita.

Clayton Christensen, ex professore della Harvard Business School e considerato tra i massimi esperti mondiali in tema di innovazione, nel suo Il dilemma dell’innovatore spiega come i pionieri della tecnologia prediligano le “crazy questions”, le domande fuori dal comune. Questa è la lezione più importante del question storming: non tanto cercare le risposte migliori, ma al contrario identificare le domande più corrette da fare o da farsi. Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi, nel suo Creativity ha condotto una ricerca nella quale è emerso che, nel caso dei vincitori di premi Nobel, questi erano ben distanti dall’arrivare alla svolta che li ha portati a vincere tale riconoscimento fino al momento in cui non hanno individuato la domanda migliore per avviare le loro ricerche o studi.

Tornando agli studi di Christensen, il processo di innovazione è strutturato su due coppie di domande con un preciso ordine cronologico: la prima, le “what is? e what caused? questions” servono a cogliere particolari apparentemente irrilevanti del contesto che ci circonda. Solo in seguito ci si sposta sulle “why and why not? e what if? questions” per avviare la ricerca delle potenziali soluzioni radicali. In questa seconda fase si pone prima l’accento sulla visione critica chiedendosi “perché” e poi, attraverso tentativi e ipotesi, si prova a immaginare il futuro imponendosi o, in alternativa, eliminando alcuni vincoli mentali che possono bloccare il processo di sviluppo di nuove idee.

Un buon esempio di questo approccio è la nascita dell’iPod: prima del suo lancio da parte di Apple nel 2001, i consumatori che desideravano ascoltare musica fuori dalle loro case si dicevano soddisfatti dai walkman sul mercato, anche se questi dispositivi limitavano l'ascolto a pochi brani incisi su audiocassetta o su un disco. Steve Jobs si chiese se era possibile creare un lettore Mp3 che potesse stare nella tasca della camicia ma contenere da cinquecento a mille canzoni. Una domanda che fece la fortuna dell’azienda di Cupertino e che rivoluzionò (e influenza tuttora a distanza di vent’anni) l’intero settore musicale.

Andando più indietro nel tempo, l’ingenuo "perché?" di una bambina ha portato allo sviluppo della celebre fotocamera Polaroid. Durante una vacanza in famiglia negli anni Quaranta, Jennifer, la figlia di tre anni del futuro fondatore dell’azienda Edwin Land, chiese perché non potesse vedere immediatamente le fotografia che suo padre stava scattando. Un capriccio e una richiesta infantile che fece balenare nella mente dello scienziato statunitense l’idea di una fotocamera istantanea, una macchina che permettesse di vedere subito le immagini scattate. Il risultato, dopo un anno di ricerche approfondite, fu la Polaroid 95 del 1948, la prima macchina istantanea della Storia capace di sviluppare le fotografie appena scattate senza passare da una camera oscura. Quando altri innovatori come Jeff Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook hanno posto domande a primo impatto infantili sul "perché" delle cose, stavano in realtà minando la convenzione per cercare di arrivare a una verità più profonda. Lo stesso Steve Jobs nel 1985 lodò l'approccio di Edwin Land in un’intervista su Playboy, definendo la sua eredità un “patrimonio nazionale”.

L'organizzazione no-profit Right Question Institute, con sede nel Massachusetts, studia e perfeziona i metodi di question storming ormai da vent’anni e ha brevettato la Question Formulation Technique (Qft) che sta esportando sia nelle scuole primarie e secondarie che in aziende come Microsoft e Google, con l’obiettivo di espandere nel mondo la “cultura della domanda”. La Qtf prevede sessioni di quattro minuti in cui i partecipanti, studenti o manager, devono sforzarsi a tirar fuori il maggior numero di domande brevi e concise a cui verrà data una risposta nella successiva fase di brainstorming. La sinergia delle tue tecniche, come scrive Warren Berger, “apre le porte alla creatività”.

Sul valore delle domande “ingenue” si è sviluppato un intero filone della Psicologia dell’Educazione. Recentemente un insegnante di scuola elementare le ha descritte così sulle pagine di Leadership Compass, periodico della National Association of Elementary School Principals: “Le domande stupide, come quelle che i bambini fanno in continuazione ma che la maggior parte degli adulti si guarda bene dal fare, scaturiscono dal desiderio di capire. Sono generate più dalla curiosità che dalle aspettative. Nascono dalla nostra immaginazione e hanno lo scopo di farci pensare. Le domande stupide sono domande semplici la cui risposta sembra ovvia, ma che nello stesso tempo sfidano il nostro pensiero ad avventurarsi in territori inesplorati”.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse