Letture
7 minuti
Economia
Economia

Come sviluppare il pensiero critico di gruppo al lavoro

03 febbraio 2020
autore:

Oggi il pensiero critico è una delle abilità più ricercate da chi assume. Verrebbe automatico pensare che le istituzioni che si occupano di formazione preparino i candidati a essere pensatori eccezionali, e che i datori di lavoro siano abili nel far maturare tali competenze nei dipendenti assunti, non sempre però le cose vanno in maniera tanto lineare, eppure anche nei casi peggiori, è comunque possibile rimediare: basta accettare il fatto che, per imparare a pensare criticamente, è necessario affrontare un percorso formato da diversi step.

Non si può infatti pretendere che il nuovo arrivato sia subito pronto a dare il suo contributo in termini di pensiero critico. In un primo momento, è molto probabile che i membri del team si limitino a svolgere quanto viene loro ordinato. Non è così scontato che lo facciano nella maniera migliore e, proprio per questo, bisogna apprezzare chi è subito in grado di avere un buon impatto in questo senso. Se è vero che elementi cardine del pensiero critico (come il ragionamento verbale, il processo decisionale e la risoluzione dei problemi) sono chiamati in causa già durante questa prima fase, non c’è ragione per sottovalutare chi all’inizio si limita a trasformare le istruzioni ricevute in azioni. L’importante è che chi è parte del team completi i suoi compiti nel minor tempo possibile, raggiungendo al contempo un risultato all’altezza degli standard qualitativi richiesti. Perché ciò accada, è necessario che il membro del gruppo abbia piena consapevolezza di quello che sta facendo e del perché compia determinate azioni.

Una volta appreso come eseguire al meglio le disposizioni, il membro del team è pronto a passare alla successiva fase della propria evoluzione come pensatore critico. Non si limiterà più infatti a svolgere i compiti assegnati, ma saprà anche sintetizzare al meglio le informazioni che gli vengono fornite. L’abilità nella sintesi è fondamentale, a maggior ragione oggi, in un mondo dove si è subissati da un’inedita mole di informazioni non sempre utili. Chi possiede la capacità di saper individuare e gestire le suggestioni utili oggi ha un vantaggio. Il membro di un gruppo che sa fare questo è in grado di identificare subito le informazioni che gli saranno utili e quelle che può ignorare. Non solo, sarà infatti capace di capire anche i contesti in cui una determinata indicazione è da tenere a mente e quando questa può venire bypassata.

Un buon modo per capire se la persona sa sintetizzare le istruzioni è chiedergli di comunicare in modo chiaro e conciso le informazioni importanti. Questa abilità si migliora col tempo, come qualunque altra. Bisogna avere continuamente opportunità per allenarla. Il catalano Xavier Marcet è consulente di molte aziende importanti, cui suggerisce sempre di non sottovalutare l’importanza di una buona sintesi. Nel suo libro più recente, Esquivar la mediocridad, Marcet ricorda più di una volta che “La capacità di sintesi è un’abilità che dice molto delle persone e delle organizzazioni che queste popolano”.

Tre studiosi sempre di lingua spagnola hanno chiarito l’importanza concreta del saper riassumere e rielaborare spunti e suggestioni che vengono da fuori in un articolo intitolato “El arte de documentar”. Antonio Lafuente, David Gómez e Juan Freire fanno notare come nel loro lavoro di ricercatori sia fondamentale un meccanismo di “aggregazione collettiva”, che secondo loro non può prescindere dalla sintesi. Gli autori intendono il miglior processo di aggregazione come una forma di sintesi più complessa e completa. Secondo Lafuente, Gómez e Freire, l’arte di documentare consisterebbe nello: “scegliere le tracce significative” di un processo condiviso per “catturare l’intelligenza dell’intero team”.

Il terzo e ultimo step del percorso appare, arrivati a questo punto, quasi ovvio: imparare a generare in autonomia qualcosa dal nulla. Il pensatore critico è infatti capace di trovare autonomamente la soluzione ai problemi che gli vengono posti, senza avere bisogno di qualcuno che gli impartisca ordini o gli invii degli input da sintetizzare. Il membro del team in questa fase ha sviluppato una capacità di pensare in maniera proattiva: ciò gli permette di saper tradurre la propria visione, e persino quella altrui, in progetti concretamente realizzabili.

È utile che tutto il gruppo partecipi ai momenti di brainstorming, portando concretamente all’attenzione le proprie proposte e i propri punti di vista. In una realtà ideale, anche questi spunti verranno presi in considerazione ed eventualmente sviluppati come meritano.

Helen Lee Boygues ha lavorato e ricoperto incarichi importanti in grandi realtà. La sua esperienza le ha insegnato che uno dei segreti del successo è avere l’umiltà di mettere in discussione le proprie convinzioni e cercare nuove strade. In un articolo per l’Harvard Business Review, Boygues racconta di come la prima mossa da cui muove per migliorare le sorti della realtà per cui lavora è mettere in discussione tutte le certezze dell’azienda, facendo emergere così i veri problemi e proponendo poi nuove soluzioni: “Una volta visitai dozzine di punti vendita di una catena di negozi, fingendo di essere un’acquirente. Non ci misi molto a scoprire che la società aveva presunto che i suoi clienti avessero un reddito molto più alto di quanto non fosse in realtà. Questa errata convinzione aveva fatto sì che la società vendesse i suoi vestiti a un prezzo troppo alto. Ne avrebbero guadagnato diversi milioni in più ogni anno se avessero venduto camicie e pantaloni più economici.”

Foto di Duncan.Hull

I bravi pensatori critici sanno dare proposte nuove e fuori dagli schemi perché, a differenza degli altri, non si accontentano di pensare per analogie. Questa è la maniera di riflettere sui problemi più comune: pensare per analogie significa infatti ragionare partendo da ciò che è già stato fatto, prendendo spunto da come si comporta la maggioranza. Tutto ciò non aiuta a trovare nuove soluzioni ai problemi e i grandi imprenditori questo lo sanno benissimo. Elon Musk è sicuramente un buon esempio di persona dotata di pensiero critico e alcune storie sul suo conto lo confermano.

Quando Musk decise di fondare Tesla, le batterie erano considerate da tutti troppo costose e lo sviluppo di un’auto elettrica veniva per questa ragione stroncato sul nascere. Il pensiero per analogia che aveva scoraggiato molti imprenditori era: le batterie costano attorno ai 600 dollari per kW/h e non ci sono speranze che la situazione evolva positivamente a breve. Elon Musk ragionò a quel punto come un bravo pensatore critico, e cambiò la prospettiva: non si accontentò di quello che sostenevano tutti e cercò un’altra strada per risolvere il problema. Perché non produrre da soli le proprie batterie invece che comprarle da altri? In questo modo, Tesla iniziò a fabbricare autonomamente batterie a 80 dollari per kW/h, creando i presupposti per un’auto elettrica vendibile sul mercato.

A prescindere da quale sia il contesto in cui ci si trovi a operare, bisogna sempre dare a tutti l’occasione di proporre e spingere nuove idee e nuove soluzioni, soprattutto quando si tratta di persone creative e quindi spesso dotate di una buona dose di pensiero critico. Stefan Mumaw è il direttore creativo di First Person, un’agenzia che si definisce sul proprio sito una “design and storytelling company”. Di recente, Mumaw ha dato una meravigliosa definizione di creatività presentandola comeproblem solving con caratteristiche di pertinenza e novità”. Proponendo si creano i presupposti per capire quello che davvero può aiutare tutto il gruppo e, in generale, la realtà in cui si va a incidere.

Maria Smith è a capo della filiale losangelina di una delle più importanti agenzie pubblicitarie del mondo e cerca di contornarsi di quanti più punti di vista diversi possibile. Smith ha di recente spiegato: “Quando c'è un punto di vista importante che dobbiamo considerare, ci assicuriamo che qualcuno con quel punto di vista faccia parte del processo creativo. Altrimenti, il nostro lavoro potrebbe apparire piatto o, peggio ancora, limitarsi a isolare un pubblico specifico".

Va superata l’idea che il pensiero critico sia un dono puramente innato e non sviluppabile, attraverso un graduale percorso di crescita. Le tre fasi per sviluppare il pensiero critico vanno affrontate, sapendo che sono necessarie per sviluppare una delle competenze chiave per emergere nel competitivo mondo del lavoro di oggi.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse