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Perché dovresti trasformare il tuo hobby in un lavoro

20 febbraio 2020
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Il fotografo naturalizzato statunitense Usher Fellig è oggi conosciuto con lo pseudonimo di Arthur Weegee, o più semplicemente Weegee, il nome che utilizzò per firmare i suoi lavori. Prima di diventare famoso con i suoi scatti, la sua vita fu però molto difficile: originario di Złoczew, nell’allora impero Austro-Ungarico, sbarcò negli Stati Uniti nel 1910 e fu costretto a vivere da solo già in età adolescenziale, facendo spesso la fame. La svolta nella sua esistenza arrivò quando decise di trasformare la passione per la fotografia, nata grazie a una piccola macchina regalatagli dallo zio, in un’occupazione a tutti gli effetti: in breve Weegee divenne uno dei principali fotografi freelance di New York, apprezzato da molte testate autorevoli per il suo coraggio e la dedizione nel raccontare i quartieri più difficili della città, che gli altri ignoravano o temevano di frequentavano.

Weegee cambiò la sua vita quando capì che poteva trasformare il suo hobby in un lavoro difficile ma stimolante. Non è detto che non si possa nutrire ancora oggi la stessa ambizione. L’investitore miliardario statunitense Ray Dalio consiglia nel suo libro Principles di “fare in modo che la propria passione e il proprio lavoro siano la stessa cosa”. Un consiglio che molti, soprattutto tra le nuove generazioni, hanno fatto proprio.

Un recente studio coordinato dalle ricercatrici Juliana Menasce Horowitz e Nikki Graf del Pew Research Center ha evidenziato, tra le altre cose, come i giovani di oggi ritengono fondamentale che le loro inclinazioni e carriera finiscano per coincidere. Secondo la ricerca, trovare un lavoro appagante è ritenuto dagli intervistati una componente importante nella loro vita: riuscire a far combaciare passione e lavoro sarebbe considerato addirittura un obiettivo tre volte più importante del mettere su famiglia. Una precedente rilevazione curata dai professori Cliff Zukin e Mark Szeltner dell’Università statale del New Jersey faceva già notare come la metà dei Millennials sia pronta a rinunciare a una parte cospicua dei propri guadagni pur di poter fare un lavoro in linea con le proprie aspirazioni. Nel suo libro Yes Please, la comica statunitense Amy Poehler sostiene che “la carriera finirà per rincorrere coloro che si comportano come se le proprie passioni avessero la priorità sul resto”. Perché questo accada è necessario però cambiare l’ottica con cui si guarda ai propri hobby.

Per trasformare gli interessi in un’attività lavorativa vera e propria è necessario convincersi che ciò che si è visto fino a quel momento come un semplice passatempo sia in realtà qualcosa di più. Bisognerà cominciare a trattare la propria passione con l’attenzione e la costanza che si riserva a un vero lavoro, senza fingere che quello che veramente vi appassiona sia solo un modo come un altro per regalarsi un momento di relax. È la convinzione con cui si sceglie di seguire una strada che fa la differenza. L’imprenditore newyorkese Timothy Ferriss, nel suo libro The 4-Hour Workweek, ricorda infatti che “È possibile rubare le idee, ma non la loro messa in pratica o la passione che spinge a trasformarle in qualcosa di concreto”.

Kobe Bryant, scomparso di recente, aveva trasformato la sua passione viscerale per la pallacanestro in un lavoro che l’ha reso una leggenda dello sport, ma per riuscirci ha dovuto mettere il basket davanti a tutto il resto. Kobe lo spiegava senza mezzi termini in Kobe Bryant’s Muse, un documentario da lui stesso prodotto: “Se vuoi avere successo in qualcosa devi fare una scelta. Quello che voglio dire con questo è che ci sono dei sacrifici che seguiranno la tua decisione e che devi accettare di compiere”. La lezione che ci ha lasciato Bryant è che si può trasformare un grande interesse per qualcosa in un’attività lavorativa, a patto di avere la costanza di impegnarsi sempre al massimo, anche quando gli sforzi non sembrano essere ricompensati.

All’inizio della sua carriera da professionista dell’Nba il campione che ha segnato una generazione giocava solo pochi minuti, ma questo non è bastato per farlo arrendere. La sua determinazione era tale da spingerlo sempre a migliorare, cercando di prendere ogni giorno il meglio da chi condivideva la sua stessa passione. Se in questi giorni milioni di persone in tutto il mondo hanno pianto per la tragica scomparsa di un ex giocatore di basket non è solo per i canestri che ha fatto o i titoli che ha vinto: Kobe Bryant per tanti era un modello da seguire. Ogni suo successo ricordava a tutti che si può davvero vivere della propria passione, a patto di avere il coraggio di dedicarle la giusta attenzione e un impegno costante giorno dopo giorno.

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