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Economia
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Pianificare il proprio futuro non sempre è utile: gli studi dimostrano che l’incertezza è la chiave del successo

23 novembre 2020
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Avere un piano di riserva non sempre è l’idea migliore. Un recente studio condotto negli Stati Uniti, intitolato Come i piani B possono danneggiare il raggiungimento di un obiettivo: gli effetti collaterali inattesi di essere preparati al fallimento (How backup plans can harm goal pursuit: The unexpected downside of being prepared for failure"), ha infatti indagato per la prima volta gli svantaggi associati alla delineazione di strategie, aspetto ancora poco approfondito nell’ambito della psicologia dei processi decisionali umani (decision making). Fino a oggi, la ricerca si è perlopiù concentrata sui vantaggi associati al concetto di pianificazione o, in alternativa, sulle caratteristiche che l’obiettivo doveva possedere per ottimizzare le possibilità di raggiungerlo. Al termine dell’analisi gli autori hanno concluso che l’esistenza di un piano B (backup plan) può compromettere il desiderio della persona di raggiungere il suo scopo, incidendo negativamente sullo sforzo e le energie investite nel progetto e riducendo le probabilità di successo.

La tendenza ad agire con il conforto di alternative decise a priori è intrinseca nell’essere umano. Per natura le persone vivono l’incertezza come una difficoltà e raramente il rischio di fallire viene concepito come un’opportunità per investire tempo ed energie in un progetto diverso dal quello elaborato in partenza. Ma la realtà ci pone di fronte a un dato di fatto: l’incertezza è un fattore ineliminabile.

Nel 1989, nella sua opera intitolata Ignorance and Uncertainty, lo psicologo australiano Michael Smithson descrisse quella che secondo lui rappresentava la ricetta-tipo per il superamento dell’incertezza nella società occidentale. Questa si articolava in tre fasi: “in primo luogo, ridurre il più possibile l’ignoranza su un tema, acquisendo informazioni complete. In secondo luogo, ottenere il massimo controllo o prevedibilità possibile, imparando e rispondendo al divario in modo appropriato all’ambiente. Infine, ovunque le lacune siano irriducibili, trattare l'incertezza statisticamente”.

L’incertezza presenta un costo psicologico difficile da quantificare. In un esperimento pubblicato sul Quarterly Journal of Economics, i partecipanti sarebbero stati disposti a pagare di più un biglietto della lotteria che presentava la quasi totale certezza di vincere 50 dollari – a fronte di una probabilità quasi nulla di vincerne 100 – rispetto ad una seconda lotteria con la stessa probabilità di vincere 50 o 100 dollari. Le persone coinvolte avrebbero quindi preferito estinguere il dubbio, anche a costo di incorrere in uno svantaggio economico, pur di non dover sopportare il rischio di guadagnare una somma inferiore a quella sperata: questo paradosso è stato denominato “effetto incertezza”. In un contesto reale, un’analisi razionale più approfondita di costi e benefici associati a entrambe le lotterie avrebbe probabilmente portato i partecipanti a preferire la seconda. Tuttavia, dallo studio emerge che l’incertezza è accompagnata da un disagio psicologico notevole, così come lo sono le risorse che l’individuo sarebbe disposto a spendere per ridurlo.

Fra le strategie più comuni per ottimizzare le probabilità di raggiungere un obiettivo si trova quella del piano di riserva, il cosiddetto piano B. Ne esistono due tipologie:  la prima consiste nel delineare strade alternative, diverse dalla prima ma finalizzate allo stesso scopo; in questo caso l’esistenza di percorsi complementari a quello principale aiuta le persone a percepire la strada come più flessibile e la meta – soprattutto in una fase iniziale – come più raggiungibile. L’efficacia dello sforzo viene così massimizzata, la motivazione aumenta e le probabilità di successo crescono.

Nel secondo caso, il piano di riserva consiste in una strategia finalizzata al raggiungimento di un nuovo scopo, alternativo rispetto a quello iniziale. Contrariamente alla prima tipologia di piano B, questa entra in gioco nel momento in cui l'obiettivo primario si rivela irraggiungibile. Ma ora emerge che la causa del fallimento potrebbe essere proprio l’alternativa studiata in caso questo si verificasse.

Non è necessario che il piano di riserva venga effettivamente predisposto: il semplice atto di pensare alla sua elaborazione è in grado di ridurre il desiderio di raggiungere l’obiettivo prefissato, diminuire la motivazione e, di conseguenza, danneggiare le prestazioni. Tradotto, quando ci prepariamo ad attutire un’eventuale caduta ci stiamo in realtà sabotando da soli.

È vero che il rischio fa paura, ma è altrettanto vero che spesso è proprio quella paura il motore che ci spinge a metterci in gioco al meglio delle nostre capacità. Secondo la “Teoria del comportamento pianificato”, la presenza di una forte intenzione rivolta al perseguimento di uno scopo rappresenta infatti un requisito fondamentale per il successo. Ed è proprio l’intenzione a risentire per prima della presenza di un piano B. L’implicita consapevolezza del fatto che un eventuale fallimento non produrrà comunque un effetto disastroso rende la riuscita del piano iniziale meno appetibile. Spesso senza che noi ce ne rendiamo conto.

Non si sta criticando la lungimiranza, né negando in assoluto l’utilità del poter contare su diverse alternative: insieme al loro potenziale effetto benefico in termini psicologici, queste possono infatti presentare anche un valore reale e pratico. La presenza di un piano di riserva, da implementare rapidamente nel momento in cui si verifichi un fallimento, permette all’individuo di non soffermarsi a riflettere sull’insuccesso per un periodo di tempo prolungato. In questo modo si riduce drasticamente l’influenza negativa che il mancato raggiungimento dello scopo può avere sulla motivazione individuale, nonché sul perseguimento degli obiettivi successivi.

Tuttavia, l’elaborazione di un piano B conduce a risultati complessivamente migliori quando il raggiungimento dell'obiettivo dipende in gran parte da fattori che esulano dal controllo della persona. In questi casi l’analisi di strade alternative è utile perché permette di esplorare eventualità che, altrimenti, difficilmente verrebbero considerate. Tornando all’esempio di Gneezy e colleghi, contemplare la possibilità di fallire è essenziale quando si gioca alla lotteria, quando si investe nel mercato azionario, e in tutti quei contesti in cui il risultato ideale tenderebbe a essere sovrastimato mentre il risultato effettivo dipende dal caso, almeno in parte. In queste situazioni lo studio di piani di riserva è sempre funzionale a visualizzare le cose da una prospettiva più realistica.

Un aspetto che però è fondamentale tenere a mente riguarda il pericolo di incorrere in un’automatica deresponsabilizzazione di se stessi, a fronte di situazioni il cui esito dipende in buona parte – ma non del tutto – da noi. Come se quella parentesi di autonomia mancante fosse l’unica responsabile della mancata riuscita dei nostri obiettivi. Ora scopriamo che potrebbe essere proprio questo pensiero all’apparenza così innocuo a causare una parte dei nostri insuccessi. Forse è arrivato il momento di rivalutare con più equilibrio l’inceretezza, andando a scoprire i tanti effetti benefici che può avere per le nostre sfide di tutti i giorni.

Articolo di Elisa Berlin

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