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Tech & Innovazione
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Come la Blockchain rivoluzionerà il modo in cui le banche funzionano

20 giugno 2019
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Le infinite potenzialità di internet hanno permesso di sviluppare negli ultimi anni una modalità di transazione di denaro senza il bisogno della mediazione di soggetti esterni. La definizione di blockchain è ormai nota: si tratta di una tecnologia basata sullo scambio di informazioni attraverso il metodo peer-to-peer. Con questa espressione, che letteralmente significa “da punto a punto”, si intende una modalità di collaborazione tra diversi computer connessi per condividere informazioni in diversi ambiti: dalla condivisione (illegale) di musica introdotta dalla piattaforma di condivisione di file mp3 Napster nei primi anni duemila, al processo di letture e giudizi anonimo che precede la pubblicazione di un articolo su una rivista scientifica, fino alla blockchain. In questo caso la tecnologia peer-to-peer viene utilizzata da un database distribuito che è una sorta di registro delle transazioni dove i dati sono memorizzati su più computer in diversi punti del mondo, collegati tra loro. Ogni dato, prima di essere processato, deve subire un processo di validazione. È qui che entrano in gioco i miner, coloro che effettuano il controllo delle transazioni grazie a computer molto potenti, guadagnando in cambio un compenso. I miner gestiscono il protocollo di validazione delle transazioni effettuate dai nodi, i computer che hanno scaricato la blockchain nella loro memoria. Qualsiasi macchina può diventare un nodo tramite apposite applicazioni.

Il modello della blockchain si è rapidamente diffuso perché è un protocollo sicuro e difficile da alterare. Oltre a esporre a conseguenze legali, tentare la frode attraverso le blockchain è estremamente difficile, dati i tanti attori coinvolti, e comporta un dispendio di energie molto superiori a quelle necessarie per operare nella legalità, che diventa più conveniente. Fin dalla sua nascita nel 2008 la blockchain è stata legata all’evoluzione delle criptovalute. Il suo inventore – un anonimo noto al pubblico con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto – ha ideato questa tecnologia per lanciare una moneta digitale chiamata Bitcoin. Il sistema di funzionamento della blockchain di fatto rende possibile lo scambio di questa criptovaluta per due motivi principali: una transazione avviene con successo solo se approvata da tutti i nodi della rete e, una volta avvenuta, tutte le informazioni ad essa collegate restano salvate su ogni nodo. Il Bitcoin, caratterizzato da un’evoluzione dei tassi di scambio repentina e spesso imprevedibile, ha ricevuto sia apprezzamenti che critiche. Se da un lato la più famosa criptovaluta del mondo è vista come un nuovo modello democratico per regolare la finanza internazionale, dall’altro appare come un espediente, anonimo e sicuro, per scambiare denaro frutto di attività illegali.

Anche se la blockchain si è principalmente diffusa in ambito finanziario, le sue potenzialità potrebbero rivoluzionare molti ambiti della vita umana caratterizzati da scambi tra gruppi o persone. In un futuro prossimo potrà garantire lo scambio corretto di titoli e azioni, rivoluzionare il concetto di seggio elettorale e di elezioni, così come sostituire documenti amministrativi o atti notarili. In ambito organizzativo la blockchain verrà utilizzata dalle aziende per costruire industrie 4.0 e implementare nuovi modelli di gestione delle imprese. La forza di questo sistema si trova nella sua indipendenza da soggetti esterni: tradotto in ambito economico e finanziario ciò significa che le criptovalute annullano il lavoro di mediazione delle banche. La reazione degli istituti di credito è stata ambivalente: alcuni hanno manifestato la loro ostilità nei confronti delle criptovalute, ma molti altri condividono posizioni più concilianti e ritengono che il Bitcoin abbia alcune qualità delle valute “normali”. Negli ultimi mesi alcune banche centrali stanno infatti provando a sviluppare delle vere e proprie valute digitali. Lo ha rivelato il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nella pubblicazione del 2018 Casting Light on Central Bank Digital Currency: 15 le banche centrali stanno sperimentando l’uso della blockchain, tra cui quelle di Cina, Canada, Singapore, Norvegia, Svezia, Ecuador, India, Uruguay, Senegal e Tunisia.

L’Fmi spiega che le banche centrali stanno investendo su questo tipo di tecnologie non tanto per paura di restare tagliate fuori dalle transazioni tra privati, ma per aumentare la sicurezza e diminuire i costi. Eswar Prasad, docente della Cornell University di New York e membro della Brookings Institution, ha spiegato che “A differenza delle banconote, il denaro digitale è potenzialmente più economico e facile da utilizzare e rende più difficili l’evasione fiscale o altre attività illecite”. Inoltre attraverso la blockchain è possibile migliorare la velocità e l’efficienza dei pagamenti. Adottare una moneta digitale permetterebbe agli istituti finanziari di proteggere la propria posizione dominante nel mercato. Per farlo “alcune banche centrali, come quelle di Singapore e Svezia, stanno pianificando l’emissione di ‘versioni digitali’ delle loro valute per mantenere un ruolo chiave nel sistema domestico di pagamenti”, spiega Prasad. La Svezia infatti è stata danneggiata dalla digitalizzazione delle valute: la sua banca centrale Riksbank si è detta preoccupata dal fatto che monete e banconote potrebbero presto scomparire in favore di numerose app per pagamenti tramite smartphone. La diffusione di queste applicazioni in Svezia è tale che in alcuni esercizi commerciali della capitale non vengono più accettati pagamenti in contanti. Secondo la Riksbank lasciare in mano ai privati le transazioni digitali è un rischio da non sottovalutare.

Per le banche centrali dei Paesi in via di sviluppo le valute digitali sono un ottimo mezzo per raggiungere le milioni di persone che oggi non hanno accesso a un conto bancario. Per esempio in India, ricca di aree rurali, la blockchain rivoluzionerebbe il modo in cui le persone scambiano e gestiscono il proprio denaro. Non sarebbe più necessario recarsi direttamente in banca per riscuotere monete e banconote, ma ogni scambio potrebbe avvenire tramite apparecchi elettronici mobili diffusi tra la popolazione: oggi sono gli smartphone, ma in futuro potrebbero diffondersi nuove tecnologie più semplici ed economiche basate proprio sulla blockchain. Ecco perché ad aprile 2018 la banca centrale indiana ha annunciato il suo impegno nella sperimentazione di nuove valute digitali. Il Paese che più si è impegnato nello sviluppo di queste tecnologie è senza dubbio la Cina, la cui banca centrale ha prima fondato un istituto il Digital Currency Research Institute per sviluppare una nuova moneta elettronica facilmente tracciabile.

La strada verso la creazione di nuove monete digitali è ancora lunga e le opzioni che si trovano di fronte alle banche centrali sono diverse. Una recente pubblicazione del World Economic Forum ha individuato dieci tecnologie che nei prossimi anni verranno utilizzate dagli istituti finanziari. L’innovazione più diffusa è sicuramente la cosiddetta Cbcd (Central bank digital currency), una valuta digitale che viene emessa dalla banca centrale e gestita secondo una modalità decentralizzata e peer-to-peer. Il Cbcd è un’alternativa al denaro fisico e ai depositi bancari. Attualmente è in fase di sperimentazione in alcune banche centrali comprese quelle di Svezia e Bahamas. Una variante di questa valuta è la Cbcd per la vendita all’ingrosso, con le stesse funzionalità di quella standard ma utilizzabile solo nel mercato interbancario all’ingrosso. I Paesi all’avanguardia in questo ambito sono Sudafrica, Canada, Giappone, Thailandia, Arabia Saudita, Singapore e Myanmar. Si sta diffondendo anche la “liquidazione interbancaria”, un'applicazione basata sulla blockchain che permette la rapida compensazione interbancaria e il regolamento di titoli in contanti. L'obiettivo è quello di sviluppare sistemi interbancari in cui le due parti che scambiano un bene possono effettuare il pagamento e la consegna del bene simultaneamente.
Per garantire sicurezza dalle minacce, inclusi guasti tecnici o di rete, calamità naturali e criminalità informatica, la Banca centrale del Brasile sta sviluppando l’uso della tecnologia Dlt (Distributed Ledger Technology) in un sistema interbancario di pagamento. L’uso del Dlt può anche essere implementato nello scambio di obbligazioni emesse e gestite da Stati sovrani e organizzazioni internazionali. Nell’agosto 2018 la Banca Mondiale ha lanciato il primo bond basato su blockchain, chiamato “bond-i”.

Un ulteriore passo avanti nello sviluppo del Dlt riguarda i processi di conoscenza del cliente (Know your customer, abbreviato Kyc) e antiriciclaggio (Aml, acronimo di Anti Money Laundering) che sfruttano la tecnologia Dlt per tracciare e condividere le informazioni relative al pagamento e all'identità dei clienti. Questa soluzione potrebbe collegarsi a un’anagrafe digitale nazionale o connettersi a sistemi e-Kyc o Aml preesistenti. Sempre la Banca centrale del Brasile sta studiando un sistema di scambio e condivisione delle informazioni che sperimenta un utilizzo di basi di dati distribuite o decentralizzate per creare sistemi alternativi di scambio tra o all'interno delle istituzioni governative e private del settore finanziario.

I database possono essere utilizzati anche per autorizzare finanziamenti commerciali più rapidi ed efficienti. In questo modo si potrebbero migliorare i processi di finanza commerciale odierni, che sono spesso basati su documenti cartacei e richiedono molto tempo e lavoro. Le criptovalute possono essere anche impiegate in sistemi che sostengono l’utilizzo dei contanti: il Dlt può essere utilizzato ad esempio per l'emissione, il monitoraggio e la gestione della consegna di denaro contante dagli impianti di produzione alla banca centrale e alle filiali bancarie commerciali. Una soluzione di questo tipo è in fase di studio anche da parte della banca centrale dei Caraibi orientali.

Considerando rischi e svantaggi, molte banche centrali hanno concluso che la tecnologia blockchain non offre opportunità convenienti per le loro economie. Secondo il World Economic Forum “nei prossimi quattro anni dovremmo aspettarci di vedere molte banche centrali decidere se utilizzare blockchain e Dlt per migliorare i loro processi. Data l'importanza sistemica dei processi delle banche centrali e la relativa immaturità della tecnologia blockchain, le banche devono considerare attentamente tutti i rischi noti e sconosciuti per l'implementazione”. Stiamo assistendo all’inizio di una rivoluzione, su cui è ancora troppo presto per avere un giudizio definitivo. Quello che è certo è che la blockchain cambierà non solo molti aspetti della nostra vita, ma anche il modo in cui scambiamo e gestiamo i nostri risparmi.

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