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Tech & Innovazione
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Regalare ai bambini una vacanza al posto dei giocattoli aiuta lo sviluppo cerebrale secondo gli scienziati

12 febbraio 2020
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Se siete in dubbio se regalare a un bambino un oggetto o un’esperienza da vivere con i suoi cari, scegliete la seconda. Specialmente se le alternative sono giocattoli tecnologici o  una vacanza insieme. Non solo sarà per lui un momento indimenticabile, ma starete facendo un investimento sullo sviluppo a lungo termine del bambino.

Trascorrere tempo insieme, condividendo esperienze di vita, infatti, è senza dubbio il regalo migliore. Se non necessariamente per la sua soddisfazione immediata – il fascino di un regalo materiale, specialmente per i più piccoli, è innegabile – di sicuro per il suo sviluppo cerebrale; inoltre, mentre i bambini si stufano relativamente in fretta dei giocattoli che possiedono, la vacanza avrà effetti positivi a lungo termine sul suo benessere

La dottoressa Margot Sunderland, psicoterapeuta dell'infanzia e direttrice del dipartimento di Educazione e Formazione al Centre for Child Mental Health a Londra, che lavora da trent'anni con bambini e famiglie, sottolinea che durante una vacanza, infatti, si sviluppano due sistemi geneticamente radicati nel profondo dell’area limbica del cervello, che a casa, nella routine quotidiana, restano troppo facilmente inutilizzati: il sistema del gioco e il sistema della ricerca. Il primo si attiva appunto intrattenendo il bambino, che sia con la sabbia della spiaggia, con le onde, a bordo piscina o in un campo estivo in montagna. Il secondo invece è attivato dall’esplorazione di luoghi sconosciuti, come una città diversa da quella in cui si abita, un bosco, un villaggio sul mare. Ecco perché un viaggio non solo garantisce felicità sul lungo periodo, ma aiuta anche lo sviluppo neurologico dei bambini.

I due sistemi limbici sono stati individuati per la prima volta dal professor Jaak Panksepp, neuroscienziato della Washington State University: quando vengono attivati, il cervello inizia a produrre quantità extra di endorfine, gli oppioidi endogeni prodotti dal cervello, dopamina e ossitocina, che il dottor Panksepp chiama “un regalo da parte della natura”. Un aspetto sorprendente è che questi sistemi agiscono proprio come dei muscoli: più li si esercita, più si rafforzano e, come dice il collega  Bruce Perry, questi stati emotivi perpetrati si trasformano poi in tratti della personalità.

Inoltre, in vacanza si riduce lo stress e di percepiscono con più forza i legami relazionali tra le persone. Una vera e propria ricarica emozionale per la famiglia. Trascorrere del tempo di qualità con i componenti del proprio nucleo familiare  è un momento importante sia per figli che per i genitori, perché in questo modo si rafforza la loro relazione. Tutto ciò risulta tanto più importante se si pensa che nella normale vita di tutti i giorni, il 65% dei genitori afferma di giocare solo occasionalmente con i propri figli, un padre su sei sostiene di non sapere come farlo e addirittura un terzo dei papà  dice di non averne nemmeno il tempo. Il risultato è che solo un quarto dei bambini parla con i genitori di argomenti che contano più di una volta alla settimana, mentre la maggior parte delle conversazioni riguardano la routine.

Lo studio What does it mean to feel loved, pubblicato nel 2017 sul Journal of social and personal relationships, ha dimostrato che, chiedendo a quasi 500 donne tra i 18 e i 93 anni cosa secondo loro possa far sentire amata una persona, le risposte più comuni non avevano nulla a che fare con beni tangibili. Secondo Zita Oravecz, docente di sviluppo umano e studi della famiglia alla Pennsylvania State University, che ha contribuito a realizzare il sondaggio, a farci sentire amati sarebbero per lo più i “micro-momenti” di positività: bastano una parola gentile, le coccole e la comprensione a farci sentire amati. Esplorare e giocare insieme offrono l’occasione migliore per coltivare questi momenti di felicità e, quindi, sono attività ben lontane dall’essere frivole o superflue.

Ma di che tipo di gioco si tratta? Nel report Il potere del gioco: il ruolo pediatrico nel supporto allo sviluppo dei bambini, pubblicato nel 2018 aggiornando risultati precedenti di un report clinico del 2007, si distinguono diverse tipologie di gioco: con oggetti, fisico, all’aperto e gioco della finzione. Tra le tipologie considerate non rientrano per esempio la televisione, i videogiochi e le app per smartphone e tablet: nonostante un uso moderato di questi strumenti possa avere alcuni effetti positivi, infatti, il loro ruolo non è sovrapponibile a quello del gioco vero e proprio, in particolare per quanto riguarda l’effetto di riduzione dello stress. Anzi, questi dispositivi distraggono sempre di più i bambini dal gioco vero e proprio, finendo per renderli incapaci di essere soddisfatti da attività più analogiche.

Jeffrey Hutchinson, uno degli autori del report, sottolinea che “Nonostante un uso attivo dei media appropriati all’età possa portare benefici ai ragazzini più grandi, specialmente se svolto in affiancamento ad altri bambini o ai genitori, le vere interazioni sociali e il gioco sono decisamente migliori per l’apprendimento”. Per questo è importante che genitori ed educatori stimolino i bambini al gioco, osservando quali sono le loro reazioni ai diversi tipi di attività e non associando sempre quelle ludiche a un obiettivo di vittoria. Una vacanza può quindi rappresentare un momento di digital detox, non solo per gli adulti, ma anche per i più piccoli, oltre che un’occasione  da godersi quotidianamente con giochi creativi ed esplorazioni.

Nonostante non si debba esagerare la funzione del gioco nel migliorare, ad esempio, le performance accademiche, è indubbio, come detto, il suo ruolo nel diminuire i livelli di stress, con effetti positivi in diversi aspetti della vita; anche per questo è un motivo di preoccupazione il fatto che, secondo una ricerca pubblicata su Advances in Life Course Research, tra il 1981 e il 1997, il tempo di gioco si sia ridotto del 25% e che il 30% dei bambini dell’asilo non abbia più pause tra un’attività e l’altra, ormai del tutto scandite dalle lezioni. Tra gli esempi messi in luce dalle ricerche c’è il caso di bambini di 3-4 anni, ansiosi a causa dell’asilo, il cui stress è risultato alleviato da 15 minuti di gioco con maestri e altri bambini, rispetto ad altri che avevano semplicemente ascoltato l’insegnante raccontare una storia. Dalla ricerca è anche emerso che bambini in età da asilo con comportamenti turbolenti erano meno stressati e meno irruenti quando gli insegnanti giocavano con loro regolarmente.

Anche il report Il potere del gioco sottolinea la fondamentale importanza delle attività ludiche per lo sviluppo dei più piccoli, sia con i genitori che con i propri pari. E, siccome tra le cose più stimolanti per i bambini ci sono l’esplorazione e la libertà di scoprire cose nuove, la cui massima espressione è il viaggio, è proprio questo il migliore regalo da fare loro.

In particolare, è importante che buona parte della vacanza sia trascorsa all’aperto, possibilità che si presenta sempre troppo poco durante la routine settimanale; le ricerche mostrano addirittura miglioramenti nella concentrazione di bambini affetti da deficit dell’attenzione, dopo questi hanno trascorso anche solo 20 minuti nella natura. Inoltre, camminare insieme in un contesto naturale calma il corpo, abbassa la pressione sanguigna e i livelli di cortisolo e persino di colesterolo. Un effetto importante, se si considera che, mediamente, in età prescolare i bambini guardano 4,5 ore di televisione al giorno – dato per altro connesso a un maggiore rischio di obesità – mentre il 94% dei genitori intervistati si è detto preoccupato per la sicurezza nei giochi all’aperto.

Il pediatra Michael Yogman, uno degli autori dello studio, si spinge fino a sottolineare che i medici dovrebbero prescrivere il gioco, talmente questo è importante per lo sviluppo di una serie di abilità fondamentali nella vita di oggi, dalle quelle sociali a quelle emotive, dal linguaggio alle capacità cognitive, che non solo sono importanti nella vita di tutti, anche nell’età adulta, ma lo sono tanto più oggi, in una  società economicamente ed emotivamente competitiva.

Portando un bambino in vacanza, quindi, si stimolano e si soddisfano il suo impulso all’esplorazione – una necessità – e la sua capacità di giocare, che nella vita adulta diventerà abilità di giocare con le idee, fondamentale in molte professioni. Senza l’esercizio di queste aree – che non si attivano se l’unica attività ludica si limita a quella fatta in solitudine con la tecnologia – e dunque senza queste esperienze, la loro vita mancherebbe di un’esperienza cruciale e risulterebbe vuota e senza gioia.

“La prossima volta che tuo figlio ti chiede di giocare con lui, di’ di sì. È una delle parti migliori dell’essere genitori e una delle cose migliori che tu possa fare per tuo figlio” conclude il dottor Yogman.

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