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In barca tra le isole della laguna di Venezia, quelle che non conosci

25 ottobre 2021

Siamo abituati a cercare l’esotismo in terre lontane e sotto altri cieli. Eppure la varietà del mondo può essere sorprendentemente vicina; anzi, può essere nascosta tra le pieghe del turismo di massa. A Venezia, per esempio.

A pochi chilometri dal luogo più turistico del mondo (Piazza San Marco!), affollato ogni anno da milioni di visitatori, si trovano decine di isole sconosciute, sparse nell’ampia laguna. Certo alcune tra le isole maggiori − Murano, con le sue vetrerie, Burano o Torcello, così come San Lazzaro degli Armeni – sono facilmente raggiungibili con il traghetto e il turismo le ha ormai fatte sue. Ma basta procurarsi una barca per esplorare le altre. Sono abitate sin dal tempo dei Romani e hanno tutte una storia da raccontare.

Come esploratori tra le isole meno conosciute di Venezia

Cominciamo il nostro viaggio dal Lazzaretto Vecchio, vicino alla costa occidentale del Lido. Qui nel 1423 il Senato della Repubblica ordinò di trattenere in quarantena (cioè per quaranta giorni) persone e merci provenienti da paesi infetti, garantendo ai ricoverati vitto, medicine e assistenza. La storia della moderna lotta alle epidemie comincia da qui.

Un canale separa l’isola in due parti, connesse da un ponte. Da una parte, un alloggio per i soldati di guardia all’isola e il magazzino delle munizioni; dall’altra,  l’ospedale, comprendente l’originale struttura monastica, che, non appena si era reso necessario, era stata celermente adibita ad uso sanitario.

Tra le nebbie della laguna realtà e fantasia si mescolano sempre. In una storia di Hugo Pratt, nel convento francescano dell’isola di San Francesco del Deserto, tra Sant’Erasmo e Burano, Corto Maltese trova la leggendaria pergamena su cui è tracciata una mappa dell’Eldorado.

Eppure non serve andare a consultare letture di fantasia per trovare vicende suggestive e storicamente attendibili legate a quest’isola: pare che il convento dei frati posto su un’area dell’isola sia stato fondato da Francesco d’Assisi in persona, che aveva fatto tappa a Venezia durante le Crociate; pare poi che l’etimologia del termine “disertare” derivi dall’abbandono del convento – e quindi dell’intera isola – per alcuni decenni del ‘400 per via della malaria.

Sant’Erasmo è l’isola più grande della laguna (dopo Venezia, naturalmente) ed è sempre stata l’orto di Venezia; già nel XVI secolo Francesco Sansovino ne elogiava le verdure e i frutti abbondanti e perfetti. In particolare questa terra impastata di sabbia e sale da sempre regala alla “Serenissima” ricercati carciofi e campioni del remo.

Leggende e segreti, storie di fughe e confino

Venezia abbonda, purtroppo, di storie cupe; per la città sull’acqua era facile cedere alla tentazione di confinare sulle isole della laguna – lontano dagli sguardi indiscreti – i reietti, i marginali, le persone scomode.

Per esempio, dall’inizio dell’Ottocento, il Cimitero di Venezia è sull’isola di San Michele, dove i morti erano trasportati con speciali gondole. I visitatori si aggirano oggi tra le tombe cercando le sepolture più famose: Igor Stravinsky, Ezra Pound, il lunatico Baron Corvo e Franco Basaglia, il medico veneziano al quale si deve la chiusura dei manicomi nel 1978, dopo una straordinaria opera di persuasione dell’opinione pubblica. E fino a quella data proprio su altre due isole, Poveglia e San Servolo, erano relegati i matti veneziani.

Quasi ogni isola, almeno per qualche tempo, ha ospitato religiosi in fuga dal mondo, appartenenti ai più diversi ordini. Sant’Ariano, isola fuori mano nella parte più settentrionale della Laguna, ospitava un celebre monastero di benedettine, dove le migliori famiglie veneziane mandavano le figlie cadette, spesso al solo scopo di risparmiare una dote. Anche per questo le giovani, prive di una vera vocazione, approfittando dell’isolamento ricevevano di nascosto i loro innamorati. Numerose segnalazioni anonime furono deposte nelle bocche della verità sparse per tutta Venezia, raccontando come in certe notti d’estate i fanali di prua delle gondole illuminassero le acque davanti all’isola.

Ma prima che le autorità potessero intervenire – o almeno così vuole la leggenda veneziana – un amante geloso, vedendosi preferito un rivale, liberò dei serpenti davanti alla stanza della sua amata di un tempo. I rettili si riprodussero rapidamente fino a infestare l’intera isola, costringendo le monache ad abbandonarla in tutta fretta. Ed ecco che di nuovo realtà e leggenda si mescolano e vi si perdono di vista i confini. Perché, che le storie siano luminose oppure oscure, Venezia non può far altro che sedurre e creare voli della fantasia a pelo d’acqua.

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