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Marocco in esclusiva, ep. 1: nella Medina di Fes, l’antica capitale

14 aprile 2022

Insieme a Marrakech, Meknes e Rabat, Fes è una delle quattro città imperiali del Marocco. Per l'esattezza, la più antica. La sua storia millenaria l'ha vista giocare nel corso dei secoli un ruolo cruciale nelle dinamiche politiche e culturali del Paese e di tutto il Maghreb. Un'eredità evidente tra le sue strade, dove la peculiare architettura, gli odori dei mercati e il fascino dei monumenti ancora si illuminano della luce di un passato ricco di storia. Il patrimonio artistico continua infatti a donare un ascendente incantevole a una città tuttora considerata uno dei centri più attraenti di tutto il mondo arabo.

La Medina di Fes: il cuore di un antico regno

La maestosa Porta blu (Bab Boujeloud) è il miglior punto d’ingresso nella parte più antica di Fes, la Medina. Appena attraversata la soglia, di colpo il bisbigliare delle voci si sostituisce al frastuono delle auto. Subito s’intravede il meraviglioso minareto verde della madrasa Bou Inania, al tempo stesso moschea e tradizionale scuola coranica. Risale al tempo della potente dinastia Marinide, che dal 1248 al 1465 governò da Fes un vastissimo regno.

Secondo la leggenda, la madrasa fu costruita dal sultano Abu Inan per alleviare il senso di colpa dopo aver spodestato il padre. Le sale di studio e di preghiera, così come gli alloggi per gli studenti, sono decorati oltre ogni immaginazione con mosaici a motivi geometrici, arabeschi e iscrizioni perfettamente calligrafate. Alla pietra e allo stucco si alternano pregevoli intagli in legno di cedro.

Abu Inan fu sepolto nella grande moschea di Fes, ma i suoi successori costruirono tombe imponenti sulla collina di al-Qula, accanto al loro palazzo imperiale. Da qui la vista sulla Medina è perfetta: le vicine rovine, ancora cariche di fascino e storia, sanno impressionare il visitatore con i loro grandiosi archi. E anche i pochi frammenti decorativi rimasti lasciano intravedere la ricchezza di un tempo.

Dopo la Porta blu si aprono le due vie principali, Tala’a Kbira e Tala’a Sghira. Corrono parallele e ospitano il mercato (souk) di Fes, fiancheggiate dai fondaci dove i mercanti potevano riposarsi e immagazzinare le loro merci. Nonostante la larghezza inusuale per la Medina, anch’esse si piegano e si snodano per seguire la pendenza della collina sottostante, sulla quale la città fu costruita. È forse il solo momento nel quale si conosce con sicurezza la propria posizione. Infatti a Fes è quasi impossibile mantenere a lungo la rotta, perdersi è inevitabile e anche il navigatore si arrende subito.

Una foresta di pietra

Gli edifici sono simili a torri, addossate le une alle altre, separate da vicoli stretti che solo di rado conducono in piccoli slarghi. Le case (dar) si sviluppano in verticale attorno a un piccolo cortile interno. In basso la frescura di sala e cucina per le ore più calde del giorno, in alto una terrazza inondata di sole per vivere nella luce radente di mattini e tramonti.

Può capitare tuttavia di bussare a una porta simile a tante altre e trovarsi d'improvviso in un riad, la lussuosa dimora di una famiglia importante. La corte centrale diventa allora un grande giardino con fontane e alberi di arance, un’apparizione sorprendente in una città quasi del tutto priva di verde, dove i pochi alberi devono contendere lo spazio alle case. Molti riad appartengono a ricchi stranieri, in fuga dalla mondanità e dalla confusione di Marrakech.

Lasciarsi guidare dall'olfatto

Se spesso la vista a Fes inganna, gli odori possono offrire una guida più sicura. Per esempio quando ci si avvicina all’elegante madrasa al-Attarine, “la madrasa dei profumieri”, all’ingresso del souk di spezie e profumi. E ancora altri odori − ma questa volta decisamente più pungenti − indicano la via verso l’antichissima conceria Chawara. La si raggiunge attraverso un vicolo stretto e buio, ma la si comprende meglio guardandola dalla terrazza di uno degli edifici vicini, affacciati sulle enormi vasche piene di pigmenti naturali utilizzati per dare alle pelli colori vivaci. È una delle attività più antiche della città e le tecniche impiegate sono le stesse di sempre.

Il rumore ritmico dei martelli, vicino alla madrasa as Seffarine, segnala invece l’omonimo souk, dove si lavorano con maestria i metalli. Nel quartiere Nejjarines, invece, si fabbricano i mobili e lì domina il profumo del legno, primo tra tutti il cedro prezioso.

Anche negli oggetti di uso quotidiano gli artigiani di Fes conservano memoria dell’antica maestria, testimoniata dal Museo Dar Batha. Lì trovano spazio statue di legno, ceramiche colorate nel caratteristico azzurro di Fes, maioliche, tele tradizionali ricamate, tappeti berberi. Passeggiando tra i lecci e gli aranci del giardino in stile andaluso del museo, lontano dal trambusto della medina, penso che tutto sommato in questo viaggio ritrovo Fes come l’ho lasciata pochi anni fa. A differenza di altre città marocchine, è stata risparmiata dal turismo di massa. Nelle stagioni di mezzo qualche gruppo di viaggiatori arriva la mattina per una visita guidata, ma in altri momenti dell’anno la città conduce la sua vita di sempre. Anche gli scambi con la vivace città nuova, fuori dalle mura, sono ridotti. Fes basta a sé stessa: a chi la abita, a chi la visita con tutti i sensi attenti.

Credits

Cover: Photo by eacuna on Pixabay

Immagine interna 1: Fes Bab Bou Jeloud 2011, Bjørn Christian Tørrissen. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license via Wikimedia

Immagine interna 2: Bou Inania Madrasa, Fes, Ahmed.magdy. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

Immagine interna 3: Fes by Catchpenny. Distributed under CC BY-ND 2.0 license on Flickr

Immagine interna 4: Fes by Nicolas Vigier. Distributed under CC0 1.0 license on Flickr

Immagine interna 5: Concerie a Fes, by Martin Burrow. Distributed under a CC BY-NC-ND 2.0 license via Flickr

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