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Meteora: i monasteri sospesi nel cielo della Grecia

07 aprile 2022

In un tempo remoto, nel mezzo di una regione collinare nella valle greca del Peneo, in Tessaglia, una serie di movimenti della terra hanno sospinto il fondale marino verso l’alto. Si ersero così dei giganteschi pilastri naturali di roccia, a cui nel corso del tempo gli agenti atmosferici levigarono le estremità aguzze, conferendo loro la caratteristica forma morbida e tondeggiante. Sulla cima di queste torri di arenaria, a partire dal XIV secolo, furono costruiti con enormi sacrifici decine di monasteri ortodossi, per essere più vicini a Dio e al tempo stesso proteggersi da invasori, briganti e rapinatori. Sono i Monasteri di Meteora e rappresentano una delle mete turistiche più grandiose, estreme, suggestive del mondo.

Costruire tra le nuvole

I primi eremiti si stabilirono qui già al tempo di Bisanzio, intorno all’anno mille. Vivevano in semplici ricoveri e si radunavano solo per pregare o celebrare i sacramenti.  Nei secoli seguenti tuttavia la Tessaglia, terra di frontiera, fu sempre più contesa tra serbi, albanesi e ottomani, moltiplicando violenza e pericoli per i monaci. Forse anche per questo, superando con immensa fatica gli ostacoli naturali, furono costruiti grandi monasteri molto ben organizzati.

È il caso del Monastero della Trasfigurazione, costruito intorno al 1340 su Platis Lithos (la roccia larga) da Atanasio. Per la prima volta furono anche dettate le regole della comunità monastica, sul modello del monte Athos, lembo di terra della Penisola Calcidica ritenuto sacro e ancora quasi inaccessibile.

Il Monastero della Santissima Trinità è il più spettacolare: svetta su una rupe alta quattrocento metri, circondato dai boschi e con il fiume Peneo ai suoi piedi. Si raggiunge solo attraverso un sentiero che termina in una scalinata scavata nella roccia. La sua costruzione risale al XV secolo − è dunque uno dei più antichi − ma molti dettagli intorno alla sua nascita restano misteriosi. Da qui la vista sulla vicina città di Kalambaka è perfetta.

Il Monastero di Santo Stefano, oggi abitato dalle monache, ha avuto una storia più travagliata; ha vissuto diversi abbandoni prima di rinascere nel 1962. Per una volta l’accesso è facile, grazie a un ponte, e questo permette di ammirare il suo tesoro di reliquie, manoscritti, icone, sculture in legno e vesti sacerdotali ricamate d’oro.

Anche il Monastero di Varlaam è splendidamente affrescato ed espone un’importante collezione di manoscritti. Ma a Varlaam il principale motivo d’interesse sono le carrucole usate anticamente per i materiali di costruzione e ogni altro bene necessario. Anche i visitatori dovevano sedersi in una rete calata dai monaci, sollevata con un complicato sistema di travi e contrappesi. In alternativa, potevano scegliere di salire pericolose scale di legno, in un'ascesa erta e della durata di circa 30 minuti.

Meteora, tra decadenza e riscoperta

Nel Cinquecento la comunità della Meteora, composta da ventiquattro monasteri, raggiunge il massimo splendore, seguito tuttavia da un lento declino a partire dal Settecento. Negli anni Venti del secolo scorso, tuttavia, l’antico isolamento è stato superato, costruendo strade e scavando gradini nella roccia. Quando Patrick Leigh Fermor, forse il maggiore scrittore di viaggio del Novecento, visita questa regione negli anni Cin­quanta (Rumelia. Viaggi nella Grecia del Nord), i monasteri delle Meteore ancora spuntavano dalle nuvole «come avamposti in una landa polare», ma già si avvertono le prime preoccupazioni per uno sviluppo turistico troppo rapido:

“Monasteri e templi che, praticamente ieri, si potevano raggiungere solo con impegnative scarpinate solitarie ora sono mere occasioni di una breve sosta per un turismo di massa organizzatissimo e privo di difficoltà”

E infatti ora che ai monasteri si può arrivare comodamente in auto lungo una strada di quindici chilometri che scorre tra i pinnacoli di roccia, diversi viaggiatori hanno riscoperto gli antichi cammini che passano tra monasteri nascosti, alcuni ancora in rovina.

In realtà, più che della logistica, ci si interroga sul significato spirituale di questi luoghi sacri, minacciati dallo sviluppo troppo rapido del turismo. Solo sei monasteri (due di monache) sono ancora occupati. C’è molto spazio libero, tra le nuvole.

Credit

Cover:  Vista di Meteora. Photo by Fauve Othon via Unsplash

Immagine 1: Photo by Sorin Cicos via Unsplash

Immagine 2: Il Monastero della Trasfigurazione. Photo by DimitrisP67 distributed under a CC-BY-SA-4.0 license via Wikimedia.

Immagine 3: Il Monastero della Santissima Trinità. Photo by Jason Blackeye on Unsplash

Immagine 4: Il Monastero di Santo Stefano. Photo by Gregor Schöffl, distributed under a CC0 license via Wikimedia.

Immagine 5: Il Monastero di Varlaam. Photo by Berthold Werner, distributed under a CC-BY-SA-3.0 license via Wikimedia.

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